Magari Euripide non avrebbe ambientato una tragedia, ma di sicuro una commedia umana, nella via che gli hanno intitolato nel cuore di Atene. In alto, sulle targhe del vecchio quartiere di Psyri, la grande tragedia classica: via Sofocle, Euripide, Eschilo. In basso, un negozio di frutta secca assediato dai piccioni, indiani che vendono spezie, il guardiano notturno dell'Hotel Athinaikon che si stiracchia nel sole del mattino accarezzandosi i baffi. Come dappertutto ad Atene, in queste viuzze rispettabili di giorno e mal frequentate di notte si incontrano il sacro e il profano.
Perché la capitale greca è la città delle contraddizioni, dove alle spalle dell'ex Jugoslavia l'Europa incontra l'Asia, i viali alberati ricordano una qualsiasi capitale europea ma il profumo delle spezie parla già di disordine orientale. I seminterrati del centro pochi anni fa erano magazzini per cipolle e ora traboccano di scarpe alla moda, i ristoranti si atteggiano allo stile minimal di Londra ma le taverne e il vociare dei mercati ricordano il Medio Oriente, persino l'India, e alla fine sono semplicemente una Grecia diversa, lontana dal bianco delle isole e delle chiese di fronte al mare.
La fama di Atene oscilla tra la classica meta di gite scolastiche e la tappa obbligata di turisti diretti alle spiagge. Una megalopoli che i locali chiamano tsimendoupoli (città di cemento), e da cui scappano in massa durante l'estate. Vero: Atene non è Roma né Parigi, nonostante i lavori per le Olimpiadi 2004 e il nuovo avveniristico museo dell'Acropoli. La bellezza qui confina spesso con il brutto, le antichità classiche riposano in pace di fianco a casermoni grigi, e le colline aprono lo sguardo a una rete interminabile di strade e case e macchine, senza quasi un angolo di verde fino al porto del Pireo. Eppure, dimenticate le città sostenibili, sopportate la coda all'Acropoli perché ne vale sempre la pena, e poi preparatevi a scoprire un'altra Atene, oltre le meraviglie del passato. Una città multietnica e alternativa, a suo modo splendida.
Proprio a partire dal quartiere dei "drammaturghi", Psyri, reticolo di vicoli e case decrepite amate dai greci e abitate da stranieri che si sono spartiti la zona, scendendo per via Euripidou, si arriva dritti in Asia: indiani e cingalesi vendono film di Bollywood e affollano call center da cui con tariffe scontatissime si chiama in qualche villaggio del Bengala. Se si entra in un negozio cercando le pile per la macchina fotografica, se ne esce (forse) con quelle, sicuramente con qualche altra cosa che non vi serve. Inutile cercare una meta, tanto vale lasciarsi sviare dalla folla, sorseggiando una delle bevande più alla moda in Grecia, il frappè al caffè. Quasi d'obbligo provarlo, prima di tornare al caffè greco tradizionale, con il fondo nella tazzina.
Da qui sono a due passi i mercati generali, un assaggio di vera vita greca: in un grande edificio simile a una stazione del primo Novecento, venditori barbuti inveiscono l'uno contro l'altro per rubarsi i clienti che si aggirano quasi storditi tra banchi di carne e pesce freschissimo. Tutt'altra merce al mercato delle pulci in piazza Avyssinias, dove tutte le mattine i greci sono impegnati nei loro affari, nello stesso posto in cui si commerciava ai tempi dell'antica Agorà. Venditori, facchini, rigattieri arrivano con carrette cariche di mobilio: obbligatorio contrattare per accaparrarsi sedie, bauli, icone, attrezzi contadini e ferri da stiro a carbone.
Ma la vera anima di Atene è il quartiere universitario e anarchico di Exarchia, diventato tristemente famoso nell'autunno 2008 per la morte del quindicenne Alexandros Grigoropoulos, ucciso durante uno scontro con la polizia per le strade di questa zona bohémienne da dove negli anni '70 sono partite le rivolte contro il regime dei colonnelli.
"Ripulita" durante le Olimpiadi, Exarchia resta un approdo naturale per il popolo anarchico di tutta Europa, e un villaggio a sé stante soprattutto ora, nella grande metropoli colpita dalla crisi. Mentre Atene è scossa dalle proteste contro i tagli decisi dal governo per risanare il debito pubblico, Exarchia resta un mondo perennemente in lotta contro l'esterno, eternamente contro eppure sempre vivo. Anche se i suoi giovanissimi abitanti, al 65 per cento donne, guadagnano in media 600 euro al mese e in tutta la città aumentano i licenziamenti e la sfiducia, chi si avventura per le strade ripidissime che partono da piazza Exarchia prova la sensazione magnifica di scoprire un posto arrabbiato e cattivo e al tempo stesso pieno di feste dietro alle finestre accese nella notte, di colori nei graffiti sui muri, di vita nel suo popolo di punk e studenti che alla sera affollano via Tzavela in cerca di un bicchiere di ouzo, il tipico liquore all'anice.
A Exarchia non c'è posto per i figli dei fiori ingrigiti e le atmosfere nostalgiche di altri storici quartieri alternativi europei, come il Christiania di Copenaghen. Rabbia e passione, fortissima identità e conflitto sociale. Benvenuti nel quartiere più anarchico d'Europa: molta arte, ottima musica, nessuna utopia.
Technopolis, la nuova archeologia
Nell'Ottocento luogo simbolo dell'Atene industriale, frequentato dagli operai che lavoravano al centro di distribuzione del gas, a metà Novecento zona di taverne malfamate e case chiuse, dalle Olimpiadi del 2004 Gazi è diventato un ottimo esempio di riqualificazione industriale, trasformandosi in uno dei quartieri più alla moda della città, animato da locali e ristoranti radical chic. Chicca del quartiere il centro culturale Technopolis (100 Piraeus), un enorme loft inaugurato nel 1999 nei 30mila metri quadrati che ospitavano la vecchia fabbrica del gas. Una vera officina di cultura, con un museo dell'industria, una cineteca, uno spazio esposizioni ma anche discoteche e bar.
TESTO DI: MICHELA GELATI











OKNOtizie
Segnalo
Diggita
Delicious
Facebook
