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Armonie di mare
Appuntamento musicale sul lungomare di Zara, da cui si gode del più bel tramonto del mondo. Parola di Alfred Hitchcock.

Pag e karlovaˇcko, per favore!”. All’ora dell’aperitivo, tra i tavolini pieni di gente, i camerieri si sentono chiedere da tutti le stesse cose: il tradizionale formaggio di capra e la birra nazionale croata. Eppure alla stessa ora, a Zara, è lo spettacolo del mare che registra il tutto esaurito. Al tramonto ci si dà appuntamento lungo lo Zadarski channel per ammirare il sole che si tuffa tra le onde e, soprattutto, restare in ascolto: un canto deciso e naturale, una colonna sonora che si fa strada sott’acqua. Notte e giorno, con il mare piatto o in burrasca, 35 canne sibilano fra le onde, e le note dell’Organo marino, ideato dall’architetto Nikola Baši´c, inondano la via del passeggio serale. Chi arriva alla banchina per la prima volta, non può trattenere lo stupore. Lo disse perfino Alfred Hitchcock, che pure gustò il cielo rosso di questa città senza il sottofondo musicale (l’Organo marino è del 2005): Zara ha il più bel tramonto del mondo.

Si dice Croazia e si pensa a sole e spiagge, quasi mai a storia e cultura. Eppure sarebbe un peccato considerare Zara soltanto un porto, tappa obbligata prima di salpare per le isole. È invece una città moderna e antica, multiforme grazie alle sue radici romane e veneziane. A Ovest l’Adriatico, a Est il parco naturale di Paklenica e le montagne dell’entroterra: dalla cima del campanile della chiesa di San Donato, il centro (su una penisola, protetto dalle mura romane) è una sorta di museo all’aperto. Il lastricato tirato a lucido, liscio e scivoloso, il Trg Pet Bunara (la piazza dei cinque pozzi), la loggia di Narodni, le colonne di Giove e Medusa, le chiese di San Simeone, Santa Anastasia e Santa Chiara. La storia, si vede, è passata di qui.

Di un’altra cosa però, ci si accorge immediatamente: non è tutto perfetto come appare sulle guide turistiche e camminare per strada significa attraversare inferno e paradiso nello stesso istante, perché il centro svela il fascino ma anche le contraddizioni di questa città. Un esempio è la piazza del Foro, in lista per entrare a far parte del patrimonio dell’Unesco: da un lato la chiesa di San Donato del IX secolo, pianta circolare e un’acustica tanto perfetta da ospitare il festival estivo delle “Serate musicali”, dall’altro un cubo di cemento armato dall’inconfondibile impronta realsocialista, oggi sede di uffici comunali e studi medici.

Proiettata verso il futuro, impigliata nel passato. Perché anche se allo sportello del turismo le impiegate sostengono orgogliose che i bombardamenti del 1943 sono acqua passata, il complesso benedettino della chiesa di San Crisogono, patrono della città, è ancora oggi oggetto di restauro. Impietose disarmonie, che lo sguardo coglie passando in rassegna le bellezze della “piccola Roma” e i complessi residenziali moderni, non certo esempio d’edilizia raffinata.

Eppure, Zara è avvincente, vitale, naturale e inossidabile. Gli anni Novanta e la guerra hanno lasciato le mine antiuomo, e nella contea ci sono ancora zone a rischio? Poco importa, da allora la città si è risollevata e ha cercato in tutti i modi di non perdere il passo. La Croazia non ha attraversato indenne la recessione -il 15,5 per cento della forza lavoro, secondo i dati dell’Ufficio statistico nazionale, è disoccupato-, ma nessuno si piange addosso, si preferisce arrotondare con le sobe, le stanze affittate ai turisti.

Non solo ferite e diaspora (ricordiamo gli italiani esuli durante il regime di Tito), ma anche boutique dell’alta moda e cinema multisala. Per le strade coppie con i bambini per mano e nei locali i giovanissimi. Attorno alla cattedrale, dove le donne vendono merletti tradizionali, gadget per tifosi e poster delle star di Hollywood, una piccola folla si perde tra bancarelle di frutta e casalinghi. Sul ponte pedonale che collega la penisola alla terra ferma, valida alternativa alle tradizionali barchette che attraversano lo stretto in pochi minuti, i bambini scorrazzano con le biciclette.

L’atmosfera è leggera: d’estate Zara richiama autoctoni e turisti da tutta la Croazia, strade e piazze si animano grazie alle performance teatrali del festival dei Sogni, ma anche ai saltimbanchi e agli acrobati del Kalelargart. Mentre nella notte del plenilunio si spengono le luci e sulle banchine si accendono le candele: è il “Full moon festival”, in onore della luna piena.

In una città in cui ogni giorno il passato trattiene il futuro, è la creatività a sfidare l’obbrobrio architettonico. Sempre sul lungomare, Nikola Baši´c propone il suo personale “Saluto al sole”, un’opera che fa pendant con l’Organo marino: di giorno un cerchio di 300 pannelli solari che immagazzina energia, la sera fasci di luce che guizzano liberi in spettacolari danze nel buio.

Dalla riva, la città guarda lontano, verso un orizzonte in movimento. Per la Croazia, infatti, il prossimo obiettivo è l’ingresso nell’Unione Europea, previsto per il 2011. Già quest’anno, nella Finanziaria 2010, oltre 275 milioni di euro sono stati destinati all’adattamento alle norme della Ue.

Ma anche la città si sta dando da fare, tant’è che il nuovo porto, destinato alle rotte internazionali e al collegamento con le isole, sarà pronto entro i prossimi due anni, e un sistema di trattamento delle acque renderà Zara la città portuale più pulita d’Europa. Un punto a favore per incrementare l’arrivo dei turisti, anche se il mare da questo lato dell’Adriatico è già bello, e lo dimostrano le centinaia di bagnanti che d’estate si danno appuntamento per il Millennium jump, il tuffo collettivo dalla riva, a effetto domino. Zara vive per sé, ma sa farsi amare anche da chi vuole conoscerla. Peccato che molti tour operator non l’abbiano ancora capito.

 

TESTO DI LAURA BELLOMI

 

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