A casa questa sera ceniamo a pane e programmi elettorali. Un menù d’obbligo per affrontare questo aprile di elezioni.
La portata principale, sarà per noi l’immigrazione, perché è su questo terreno che si giocano alcune delle nostre attese. E quelle dei tanti amici stranieri. Mi chiedo che cosa accadrà nella prossima legislatura. Forse Alì potrà eleggere il futuro sindaco di Milano. O forse no, e il suo voto alle amministrative resterà inespresso. Come quello degli oltre 650mila immigrati maggiorenni, residenti in Italia da almeno 5 anni, che attendono di imbucare la “preferenza” nell’urna.
E la cittadinanza? Sarà un diritto di sangue, o di suolo. Dipende dal governo che verrà. Magari, tra quattro anni, i figli di immigrati nati nel nostro Paese al primo vagito saranno chiamati “cittadini italiani”. Oppure come Mido dovranno ancora aspettare 10 anni, tra permessi di soggiorno e rinnovi prima di poter vantare quel nome, e quell’appartenenza a un popolo e a uno Stato. Tra i “faremo” dei leader di partito, compare anche la legge Bossi-Fini. Da inasprire, o da cancellare. Due strade che, in un caso o nell’altro, Mercedes dovrà percorrere se vuole restare in Italia. Con un lavoro, e le carte in regola.
Ma qualcuno ancora manca. Sono gli immigrati di seconda generazione, quelli che non riesci più a chiamare stranieri. Dei loro diritti, nessuno finora ha parlato.Eppure a questa cena, permettemi di invitarli. Sono loro gli ospiti che aspettiamo, dopo il 13 aprile.
Elena Parasiliti
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