Annata 2008
Scritte verdi e morti bianche (n.152, maggio 2008)
L'editoriale

Una mano rivoluzionaria ha scritto l’articolo 4 della Costituzione italiana su un muro in pieno Centro a Milano.
L’ho letto di fretta, ieri sera. Sono tornata stamattina, per rileggerlo con calma: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Spray verde, in stampatello. Secondo comma: “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

Parole lette di corsa, presto dimenticate. Come capita con le morti bianche. Nei primi due mesi del 2008, quelle registrate sono state 159. L’anno scorso si è arrivati a 1.250 (dati Inail). I quotidiani di oggi ne riportano sei: giovani e quasi pensionati, figli del Nord-Est e immigrati, operai, muratori, edili. Un paradossale caso di giustizia sociale.
Secondo le statistiche, ci sono altre vittime: gli infortunati (oltre 900mila nel 2007), e i precari (circa 4 milioni). Chi un lavoro lo cerca (1milione e 655mila), e chi ci ha rinunciato. Gli insoddisfatti, i delusi.

Cerco un senso, e trovo un dovere, quello di “concorrere al bene” della società. Al Pil, ma non solo. Il lavoro trasforma, noi stessi e la realtà in cui viviamo. Con le nostre competenze. La téchne, il lavoro dicevano i greci, è l’arte di cambiare il mondo. Il primo passo per non esserne più vittima.

Elena Parasiliti

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