Dal 7 giugno sono tutti a casa. Perché la scuola non fa differenze e dietro ai banchi si è tutti uguali.
L’educazione in Italia è ancora un diritto che non si nega. Per questo al suono dell’ultima campanella i nostri ragazzi abbracceranno i loro compagni, figli di immigrati, con l’affetto e le lacrime di chi ha condiviso nove mesi di matematica e ricreazioni. Ma anche con la certezza di chi a settembre si rivedrà.
Un intervallo che per qualcuno potrebbe non finire. Perché fuori dall’aula, le cose cambiano e alunni come gli altri, per lo Stato, ritornano a essere figli minorenni di stranieri irregolari.
In Italia sono oltre 70mila, 18mila nella sola Lombardia (dati Fondazione Ismu). Adolescenti e bambini, che per genitori hanno onesti “fuorilegge”: colf, badanti, operai edili e venditori ambulanti. Cinquecentomila immigrati clandestini che presto potrebbero rischiare fino a quattro anni di carcere. E il dubbio se lasciare o meno il nostro Paese, penso che stia attraversando le loro case e le loro famiglie. Domande, paure e insicurezze.
Allora mi chiedo che cosa risponderemo ai nostri ragazzi quando torneranno tra i banchi e non vedranno i volti abbronzati degli amici. Inutile immaginare ora il nostro imbarazzo. Preveniamolo, e durante le vacanze annotiamo su un foglio tutti quei luoghi in cui non esistono differenze. Fatta eccezione per i documenti. Un particolare da fedina penale.
Elena Parasiliti
***











OKNOtizie
Segnalo
Diggita
Delicious
Facebook
