Dopo aver percorso la Via Francigena nel 2006, in questi giorni lo scrittore Enrico Brizzi si è rimesso in cammino, direzione Gerusalemme. Partito da Roma con un amico, lo abbiamo raggiunto (al telefono) dopo circa 500 km di cammino.
Dove siete?
In Basilicata: siamo arrivati questo pomeriggio a Venosa, partendo da Melfi. Una tappa tranquilla, dopo i 38 km di ieri. La sera è il momento in cui ci rendiamo conto davvero di dove siamo arrivati: ora siamo seduti in un bar nella piazza principale.
Come vi trattano le persone che incontrate lungo la strada?
In campagna capita che qualche contadino ci avvisti, si nasconda dietro un albero e cerchi di capire che intenzioni abbiamo. Il segreto è salutare per primi, a voce molto alta, per non dare l’impressione di fare qualcosa di losco.
Sono tutti così sospettosi?
No, quando arriviamo nei paesini l’atmosfera è diversa: rispetto al cammino della via Francigena, che abbiamo fatto due anni fa, ora che siamo proiettati verso Sud suscitiamo molta più curiosità e interesse nella gente. Quando sanno del percorso che stiamo facendo si riunisce mezzo paese, in farmacia o al bar.
Perché viaggiare a piedi piuttosto che in auto o in treno?
Perché camminare è il mondo più elementare di scoprire il mondo, l’unico disponibile fin da bambini per andare nei posti più vicini e conoscere le cose che stanno attorno a sé. Certo, è affascinante anche fare un viaggio in Vespa o in bicicletta, ma a piedi puoi conoscere il territorio al ritmo di 1.300 passi al chilometro, un metro alla volta. E conoscere per davvero una regione: fattoria per fattoria, cane per cane...
Cane? Siete stati inseguiti?
Finora no, abbiamo incontrato solo qualche randagio, ma tranquillo. In ogni caso abbiamo con noi uno spray al peperoncino.
Cos’altro c’è nel tuo zaino?
Il minimo indispensabile: scarponcini, ciabatte, pochi capi di biancheria, vestiti da cammino e da riposo, compreso un pile e una mantella termica, un piccolo beauty con prodotti antivesciche, un deodorante multiuso, spazzolino, dentifricio e mappe. Tutto in uno zainetto leggero, da 35 litri.
Cosa ti spinge ad alzarti dalla scrivania per indossare gli scarponcini?
Scrivere e camminare sono due attività legate ai ritmi della natura: c’è una lunga stagione che corrisponde alla stesura del romanzo e poi arriva l’“inverno” in cui si fa il lavoro di messa a punto del testo e dei personaggi. Infine c’è la primavera, periodo in cui si ricaricano le pile e parto per i miei viaggi per rimettermi in contatto con quello che sognavo di fare a sei anni: l’esploratore. Tra savane, boschi e Appennini.
Un consiglio per chi vuole affrontare un viaggio a piedi?
Viverselo giorno per giorno: se pensi a quanto manca per arrivare a sera non ce la farai mai. Ogni chilometro ha la sua bellezza: sia quelli che ti fai a gambe leggere sia quelli per cui ti fa male il callo o devi bucare una vescica.
Un augurio?
Quello che ci ha fatto un uomo incontrato sulla strada: “Gioite di ogni chilometro che fate”.
Andrea Rottini
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