"Il vertice dei capi di Stato a L’Aquila sarà una sfilata delle vanità. Un'offesa per i terremotati". Vittorio Agnoletto è stato uno dei portavoce del Genoa Social Forum nel 2001. Parlamentare europeo dal 2004, non è stato rieletto alle recenti elezioni europee. Continuiamo la nostra inchiesta sull’eredità del movimento che si creò nel 2001 in occasione del G8 di Genova, con uno dei suoi protagonisti.
Che cosa permise la nascita di un movimento che portò nel capoluogo ligure almeno 200mila persone?
Ciò che fece del movimento qualcosa di straordinario fu che i tanti che lavoravano su campagne diverse si resero conto che unendo le forze sarebbero stati più incisivi. Ci si rese conto che il nemico da combattere era uno solo: il mercato internazionale e i suoi metodi spregiudicati. Parafrasando Martin Luter King, ci si rese conto che o saremmo arrivati insieme a cambiare le regole del commercio internazionale o non saremmo mai arrivati. Inoltre, il movimento ebbe la capacità di comunicare con la società italiana, tanto che argomenti quali banca mondiale, debito estero ecc uscirono dalle stanze degli addetti ai lavori per finire sulle pagine dei quotidiani.
Che fine ha fatto quel movimento?
Non è scomparso, come alcuni dicono. Basti pensare alle tante mobilitazioni che ci sono state in questi anni: contro la base Usa a Vicenza, il no Tav, il no alla guerra in Iraq per citare solo due esempi. In Lombardia la Regione ha dovuto rinunciare alla privatizzazione dell’acqua. Il problema, però, è che associazioni, sindacati, ong e gli enti fanno fatica a camminare insieme.
Perché?
Innanzitutto perché con il Governo Prodi il movimento si è come fatto da parte, quasi che il centro sinistra potesse rispondere a tutte le istanze. Non abbiamo avuto la capacità, l’intelligenza e l’esperienza di fare un salto di qualità e continuare autonomamente a portare avanti certe battaglie. Inoltre, nel febbraio del 2003 non siamo riusciti a fermare la guerra in Iraq e non abbiamo avuto il coraggio di andare avanti e creare una piattaforma di rivendicazioni concrete: la riconversione dell’industria bellica, regole per le banche nel commercio di armi. Infine, il movimento aveva previsto l’attuale crisi economica. Lo dicevamo con molta chiarezza: il sistema capitalistico occidentale non può reggere all’infinito. Il problema è che non abbiamo coinvolto su questi temi la gente, quei lavoratori precari o quei pensionati che oggi, più di altri, stanno pagando le conseguenze della recessione.
Quanto ha pesato la violenza dei giorni del G8 di Genova?
Molto. Ha spostato le nostre energie sui processi. Per due anni abbiamo dovuto spiegare all’opinione pubblica e alla magistratura che noi eravamo le vittime delle violenze e non gli autori. La polizia tentò addirittura di far passare il Genoa Social Forum come un’organizzazione sovversiva. Per fortuna i magistrati si sono rifiutati di accettare questa ipotesi investigativa.
Come giudica la richiesta dei pubblici ministeri di condannare dell’allora capo della Polizia Giovanni De Gennaro?
Abbiamo sempre detto che quel che avvenne, con poliziotti e carabinieri che picchiavano selvaggiamente, non è stato il frutto del caso, ma c’era una catena di comando che ha autorizzato quelle violenze o almeno ha garantito l’impunità ai suoi autori materiali.
Che cosa farà in occasione del G8 in Abruzzo?
Parteciperò alle iniziative del 7 luglio promosse dall’Abruzzo Social Forum. C’è un legame fra la spregiudicatezza del mercato e quanto è avvenuto con il terremoto. È in nome del Dio denaro che i costruttori hanno messo sabbia nel cemento armato che poi si è sbriciolato con le scosse. Purtroppo il vertice dei capi di Stato non affronterà questo problema di fondo delle regole del mercato internazionale. Sarà solo una passerella delle vanità. Una vera e propria offesa per i terremotati.
Dario Paladini










OKNOtizie
Segnalo
Diggita
Delicious
Facebook