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Noi pregheremo, come sempre
Le Clarisse del monastero di clausura di Levi, che parteciparono alla veglia di preghiera per il G8 di Genova, ci saranno anche stavolta. A modo loro.

La mattina del 20 luglio 2001, poco prima delle 6, tre clarisse uscirono dal loro monastero di clausura di Leivi per partecipare alla veglia di preghiera nella chiesa di Boccadasse, sul lungomare di Genova. Era il primo giorno del G8. “C’erano i giovani che avevano dormito lì vicino e religiosi provenienti da tutta Italia -ricorda suor Cristiana Marchetti, abbadessa del convento di S. Maria Madre di misericordia e di pace -. Volevamo essere presenti anche noi che di solito viviamo chiuse in convento, perché il G8 aveva una grande importanza per il destino dei popoli”. Fino alle 7 “guidarono” loro la preghiera con canti e lettura di brani del Vangelo. Alcuni istituti missionari avevano organizzato nella chiesa di Boccadasse una preghiera continua che sarebbe durata quanto il G8. Il turno delle clarisse era all’alba del primo giorno del vertice.

“La nostra vita in convento è scandita dalla preghiera e tanto avevamo pregato per il G8 -spiega suor Cristiana-, ma per poche ore siamo uscite dalla clausura per dare visibilità alla nostra partecipazione a quegli eventi”. La costruzione del monastero di Leivi è iniziata nel 1989 e durante i lavori, proseguiti per alcuni anni, è scoppiato il conflitto in Bosnia. “Per questo l’abbiamo dedicato a Maria madre misericordiosa e di pace -sottolinea l’abbadessa -. La nostra preghiera quotidiana è dedicata in particolare a chi vive in situazioni di conflitto e di povertà”.

Oggi nel convento di Leivi vivono 9 suore, età media 40 anni, un convento giovane rispetto alla media in Italia. Hanno anche una “fondazione” (ossia stanno facendo sorgere un altro convento) nella Repubblica Centrafricana: cinque suore italiane e cinque africane condividono preghiera e lavoro. “Conosciamo bene le ingiustizie del mondo - afferma suor Cristiana -. Le vediamo sulla pelle dei nostri amici africani. Per questo ci stava così a cuore il G8”.

Le suore il 20 luglio 2001 rientrarono in convento poco dopo le nove del mattino, appena in tempo per non rimanere coinvolte negli incidenti che funestarono il G8. Che cosa è rimasto di quei giorni? “C’è da dire che il movimento che si era creato si è come sciolto appena concluso il G8 -aggiunge suor Cristiana-. Ognuno è andato per la sua strada”. E oggi? Perché per il G8 de L’Aquila non c’è la stessa mobilitazione che ci fu nel 2001? “Forse c’è disillusione verso eventi di questo genere, non si crede più che le cose si possano cambiare dal basso facendo sentire la voce dei cittadini ai potenti della Terra”. E le clarisse di Leivi che cosa faranno per il G8 in Abruzzo? “Ovviamente non lasceremo il nostro convento - dice suor Cristiana -. Ma pregheremo, come sempre”.

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