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G8 Anni dopo_Lotti
Flavio Lotti: "Sono convinto che nel nostro Paese continui ad esistere una forte adesione ai valori, ai principi, alle domande espresse nella mobilitazione del 2001 a Genova".

“Sono convinto che nel nostro Paese continui ad esistere una forte adesione ai valori, ai principi, alle domande espresse nella mobilitazione del 2001 a Genova. Oggi questi vertici sono diventati inutili e costosi: si calcola che il G8 de L'Aquila costerà tra i 400 e i 500 milioni di euro, più di quanto l'Italia ha speso nel 2009 per la lotta alla povertà”. Ne è convinto Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace, che rievoca con noi il clima del controvertice del luglio 2001.

Perché nel 2001 si generò una mobilitazione così diffusa da parte di gran parte dell'associazionismo italiano - "nuovo" e tradizionale, piccolo e grande, laico e cattolico, organizzato e spontaneo - e oggi non se ne vede traccia?
Siamo in una fase politica e sociale assolutamente diversa: il mondo è cambiato, ci troviamo in una piena crisi del mondo industrializzato che, come sappiamo, è paragonabile solo a quella del 1929, e alla presidenza degli Stati uniti Obama ha preso il posto di Bush. Noi continuiamo ad avere Berlusconi come Presidente del consiglio, ma sono cambiate molte cose e, certamente la straordinaria mobilitazione di allora oggi non c'è.
Secondo me, il principale colpevole di questa situazione è la politica italiana, che non ha saputo raccogliere le istanze, la spinta e la volontà di partecipazione e cambiamento che c'è stata in quella mobilitazione e negli anni a seguire. In parte l'ha modificata, in parte strumentalizzata, poi l'ha lasciata cadere. La gente che si è mobilitata allora non ha cambiato idea: al contrario, sono convinto che nel nostro Paese continui ad esistere una forte adesione ai valori, ai principi, alle domande espresse in quella mobilitazione. Oggi però c'è anche una grande disillusione sulle reali possibilità di cambiare realmente questo mondo che non va, perché la politica non offre speranze di cambiare, ma anzi diventa un grande ostacolo e alimenta la sfiducia.



Che cosa caratterizzò quella mobilitazione?
Credo ci sia stato in quegli anni una grande presa di coscienza di quello che è lo stato del mondo, le gravi difficoltà prodotte dalla globalizzazione, la grande apertura al mondo e grande assunzione di responsabilità. Ci si era fatti interpreti, anche a nome di quanti non potevano parlare, della domanda di cambiamento e di giustizia che arrivava -e che continua ad esserci- da tante parti del mondo.

Che cosa ha lasciato in eredità?
Una grande alluvione di partecipazione, un terreno più fertile, consapevole e maturo. Queste inondazioni popolari e civili fanno sempre un gran bene alla società: forse non riescono ad arrivare all'obiettivo a cui mirano, ma già il tratto di strada che riescono a compiere è insostituibile.

Potrà mai tornare una cosa di quel genere?
Soltanto se la società civile responsabile e la politica decidono davvero di cambiare, solo se decidono di farsi carico di questa straordinaria domanda di cambiamento e affrontare questa grande sfiducia che sembra dominare le coscienze di molti circa la possibilità di riuscirci.

Che cosa è cambiato nell'atteggiamento dell'associazionismo nei confronti di questi eventi?
Questi grandi eventi, ieri il G8, oggi il G20, hanno avuto un ruolo negli anni Novanta: sono stati una vera occasione di crescita della comunità internazionale, della consapevolezza dei problemi del mondo e della necessità di lavorare insieme per risolverli. Oggi però questi vertici sono parate insignificanti e improduttive, che lasciano il tempo che trovano. La gente l'ha capito e l'interesse suscitato da questi appuntamenti, usati mediaticamente per promuovere la propria faccia piuttosto che risolvere i problemi, non interessano più. Oggi il disinteresse è lo specchio dell'inutilità di queste assemblee, oltre allo spreco di denaro pubblico per organizzarle: si calcola che quello di quest'anno costerà tra i 400 e i 500 milioni di euro, più di quanto l'Italia ha speso nel 2009 per la lotta alla povertà.

Qual è stato e qual è oggi il vostro impegno?
Nel 2001 noi prendemmo parte all'organizzazione di tutte le manifestazioni e programmi di attività, demmo il nostro contributo, insieme a tantissimi altri. Per il G8 di quest'anno abbiamo organizzato un concorso che ha coinvolto 450 bambini delle scuole elementari, chiamati a scrivere un pensiero agli otto grandi della terra per chiedere loro di mantenere gli impegni assunti contro la povertà.

Andrea Rottini

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