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G8 Anni dopo_Della Porta
Donatella Della Porta: "La protesta anti-globalizzazione di Genova fu un evento eccezionale. Oggi, forse, c'è una minore capacità di organizzare momenti di mobilitazione comune".

“La protesta anti-globalizzazione di Genova fu un evento eccezionale. Oggi, forse, c'è una minore capacità di organizzare momenti di mobilitazione comune”. Donatella Della Porta, docente di Scienze politiche all'Università europea di Firenze ed esperta di movimenti e partecipazione, ripercorre con noi le tappe del movimento no-global alla vigilia del G8 dell'Aquila.

Perché, nel 2001, si generò una mobilitazione così diffusa da parte di molto associazionismo italiano - “nuovo” e tradizionale, piccolo e grande, laico e cattolico, organizzato e spontaneo- e oggi non se ne vede traccia?
Bisogna guardare alle dinamiche transnazionali: a partire dalla protesta di Seattle, in occasione del vertice del Wto nel 1999, la formula del controvertice è stata considerata uno degli strumenti principali con cui un movimento di protesta poteva attirare l'attenzione, sfruttando gli appuntamenti internazionali per far sentire le proprie rivendicazioni. Va anche detto che, mentre il controvertice di Seattle aveva avuto un effetto sorpresa, già durante le contestazioni del G8 di Genova era stato avviato un processo di riflessione su questo strumento. In seguito, poi, sono ulteriormente aumentate le forme di controllo da parte dei governi, che hanno iniziato a organizzare i vertici in luoghi poco accessibili per tenere lontani i contestatori. Una scelta che hanno indotto i manifestanti a organizzare campagne più durature o azioni bastate meno sulla contestazione di eventi internazionali e più sul tentativo di creare proprie arene di confronto.

Che cosa ha lasciato la protesta di Genova?
Credo che abbia lasciato molto in eredità perché ci sono reti che si sono formate a partire da quella esperienza e alcuni modi di intendere e organizzare la protesta sono rimaste esperienze importanti. L'incontro fra diversi gruppi ha creato legami di reciproca fiducia e credo che tutto questo si mantenga. C'è un andamento ciclico nella dinamica dei movimenti: in alcuni momenti sono più visibili, in altri meno. Ma il patrimonio di relazioni e interazioni proprio della protesta di Genova e del Social forum di Firenze e l'intenso ciclo di proteste che si sono avute tra il tra il 2001 e il 2003 è sopravvissuto, assumendo forme diverse di “tavoli ad hoc” e momenti di mobilitazione su tematiche specifiche.

Potrà mai tornare un'esperienza di quel genere?
Non sappiamo quante persone si mobiliteranno per il G8 dell'Aquila, ma sappiamo già che i gruppi che invitano alla protesta sono inferiori a quelli del Genova social forum. Tuttavia non si può mai dire: l'esperienza ciclica porta a osservare che, da un'ondata di protesta alla successiva, molte cose si ripetono e contano molto le risorse accumulate nelle ondate precedenti. L'esperienza di Genova, per esempio, ha dato molto alle nuove generazioni mobilitate nell'interesse della politica, come il movimento studentesco dell'Onda, i comitati “No Dal molin” e “No Tav”: tutte risorse che saranno a loro volta importanti per nuove forme di protesta.

E' cambiato l'atteggiamento dell'associazionismo nei confronti del movimento?

Il movimento è molto eterogeneo al suo interno e ha rappresentato una importante spinta al cambiamento in molte realtà storicamente presenti in Italia, tra cui l'Arci ma anche aggregazioni di area cattolica che hanno avuto “contaminazioni” con altre realtà del movimento. Tuttavia, quando l'azione di piazza finisce le differenze vengono a galla e c'è una minore pressione a realizzare una piattaforma comune, quindi si tende a tirare i remi in barca e a fare più leva sulla propria capacità organizzativa. Ma germi del cambiamento innescati dal movimento sono ancora attivi.

Cosa fanno oggi i protagonisti di allora?

Per un movimento come questo, che come tanti altri ha sempre rifiutato i leader, è difficile dire dove siano andate le centinaia di migliaia di persone che lo componevano. Al di là di volti più  esposti come Casarini, Agnoletto, Caruso, c'erano tanti e diversi tipi di attivisti che, in parte, sono rimasti attivi per esempio attraverso mobilitazioni dal basso a livello locale come i comitati “No Tav”, “No ponte”, “No dal molin”, oppure nell'Onda studentesca o in altre forme di protesta a sostegno di precari e studenti. Va osservato che, mentre i precedenti luoghi di protesta erano la politica istituzionale e i partiti, con questi fenomeni più recenti il canale della politica è stato chiuso o considerato come tale, anche perché la condizione del Pd e la frammentazione della sinistra non hanno certo facilitato l'ingresso di nuovi attivisti che, piuttosto, hanno preferito impegnarsi su fronti quali il commercio equo e solidale, la comunicazione alternativa, la formazione e la promozione di stili di vita e di consumo alternativi.

Andrea Rottini

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