Anche Terre di mezzo – street magazine aderisce alla lettera aperta in difesa di padre Renato “Kizito” Sesana (nella foto, con un gruppo di bambini delle sue comunità d'accoglienza), missionario comboniano e co-fondatore della ong Amani, vittima di una recente cospirazione mediatica che lo ha accusato di pedofilia nei confronti di alcuni bambini delle sue comunità di Nairobi.
"Tutto ha inizio lo scorso ottobre -sostiene padre Kizito nel documento rilasciato alla polizia di Nairobi-, quando un messaggio e-mail, senza firma, fu messo in rete, recante foto di un adulto nudo con un giovane, dando ad intendere che l'adulto fossi io. È impossibile dire se si trattava di un uomo o di una donna. Erano immagini chiaramente elaborate con un programma di photo editing, e per questo non diedi ad esse molta importanza”. Padre Kizito non ha dato importanza a quella mail, ma intanto le immagini sono state rilanciate dalla tv kenyota KTN. "A poco a poco, mi sono reso conto che non si trattava di un semplice caso di tentata diffamazione, ma era un piano ben più ampio per appropriarsi delle proprietà dela Comunità Koinonia, una realtà costruita lungo gli anni con l'aiuto dell'organismo non governativo "Amani". Non avevo mai preso in considerazione il valore monetario delle strutture che avevamo costruito per il bene dei bambini e dei ragazzi sotto la nostra cura. Va, tuttavia, detto che oggi il loro valore commerciale stimato si aggira attorno ai 3 milioni di euro (cioè oltre tre miliardi di scellini keniani)".
Padre Kizito, missionario comboniano originario di Lecco, vive e lavora in Africa dal 1977: dapprima in Zambia, dove dà vita a Koinonia, (che poi crescerà anche in Kenya e in Sudan), comunità che opera per accogliere i bambini di strada, poi a Nairobi dove fonda 4 centri di accoglienza per ex bambini di strada e due centri di prima accoglienza. Assente dal paese africano da gennaio, è rientrato a Nairobi proprio per affrontare le accuse. Per ora nessuno ha sporto denuncia alla polizia contro padre Kizito né risultano in corso inchieste delle autorità giudiziarie: solo la tv kenyota ha mandato in onda un servizio in cui due ragazzi col volto coperto lo accusano. Il missionario si è recato dalla polizia e ha rilasciato una dichiarazione giurata in cui ricostruisce la vicenda. "Temo che questi beni immobili siano il vero scopo cui mirano le persone che sono dietro le accuse mossemi. Sono persone che hanno goduto della mia fiducia e avuto accesso ai documenti della Comunità Koinonia, e sono certamente a conoscenza del loro valore commerciale. Sono giunte molto vicine al punto di trasferire tutte le proprietà di Koinonia ai propri nomi. In verità, i rogiti notarili delle nostre strutture sono stati rimossi dal mio ufficio. Ma abbiamo prontamente reagito per vie legali e oggi queste persone non sono più tra gli amministratori fiduciari della Koinonia Community Trust".
Chi trama contro padre Kizito ha cercato di corrompere altri ragazzi e a costringerli a testimoniare il falso. "Noi abbiamo altre persone che sono pronte a giurare di essere state "comprate" con bustarelle, minacciate e anche torturate perché testimoniassero il falso contro di me. Al presente, hanno ancora paura; ma, al momento giusto, presenteranno dichiarazione giurate scritte. Una di esse si era detta pronta ad essere qui con me oggi (nella sede della polizia di Nairobi, ndr). Ma io non voglio usare i metodi di chi mi accusa e non intendo sottoporla (o sottoporle) a traumi per il resto della loro vita. Esse comunque saranno sottoposte ai dovuti interrogatori da parte della polizia, e sono pronte a testimoniare in un eventuale processo".
A fianco di padre Kizito si sono schierate diverse associazioni, tra cui Aifo, Acli, Arci, Pax Christi, Cipsi, numerosi giornalisti (tra cui Corradino Mineo, direttore di Rainews24; Roberto Natale, presidente della FNSI-Federazione Nazionale della Stampa Italiana e Duilio Giammaria, inviato del Tg1) e personalità del mondo della partecipazione e dell'impegno sociale, tra cui Don Luigi Ciotti (presidente di Libera) e Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace e promotore dell'iniziativa di solidarietà a padre Kizito. La campagna di stampa scatenata in Kenya contro padre Kizito – si legge nella lettera - ci colpisce e ci ferisce personalmente. Padre Kizito è un uomo buono che ha dedicato, come tanti altri missionari e laici, la sua vita agli altri e a quelli che tra gli altri sono i più piccoli e vulnerabili. I suoi trent'anni di intenso lavoro in Africa, con l'Africa e per l'Africa, per la giustizia, i diritti umani, la democrazia e la pace sono uno specchio della fede e dell'umanità operosa che vorremmo ritrovare in ogni uomo. Per questo le calunnie lanciate contro di lui sono un attacco insopportabile alla parte migliore di noi. Insieme a lui chiediamo che venga fatta immediata piena luce sull'intera vicenda con verità e giustizia. Insieme all'associazione Amani, che sta assicurando la continuità dei progetti avviati, chiediamo a tutti di fare ogni sforzo per consentire a padre Kizito di continuare il suo lavoro nella comunità di Nairobi, con la serenità di sempre".
Per aderire alla raccolta firme a sostegno di padre Kizito: segreteria@perlapace.it.










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