Sarroch, provincia di Cagliari, poco più di 5mila anime affacciate su uno dei golfi più belli della Sardegna. La prima volta che Massimiliano Mazzotta ci passò fu impossibile non vedere il petrolchimico. Lui, fotografo e regista leccese trapiantato a Milano, in un attimo tira fuori la video-camera e gira le prime immagini della Saras, il mega stabilimento di proprietà della famiglia Moratti sorto negli anni Sessanta. Davanti a una birra i giovani del posto gli raccontano di un amico morto di tumore, delle “spigole diesel” che sanno di nafta, dei rumori e della puzza che riempiono le giornate, della voglia di fare qualcosa per cambiare la situazione.
Dopo un anno e mezzo di spola tra la Sardegna e Milano nasce “Oil”, un documentario che denuncia le devastazioni ambientali e i gravi danni alla salute che la raffineria sta provocando agli abitanti di Sarroch. Un lavoro che racconta, come recita il sottotitolo, “la forza devastante del petrolio e la dignità del popolo sardo”. Il regista fa propria la battaglia degli abitanti del paese, decisi a pretendere non la chiusura della raffineria, ma piuttosto “la difesa della salute di chi lavora in Saras e di chi vive fuori”.
Il film-documentario è articolato in capitoli che affrontano i temi della salute, della sicurezza e dell’ambiente: c’è spazio anche per spiegare casi emblematici come quello della Sarlux, un’azienda controllata di Saras che utilizza le scorie della raffineria per produrre energia elettrica, sfruttando gli incentivi statali previsti dal provvedimento “Cip6” del 1992, che considera le scorie di raffineria fonti d’energia “assimilate” a quelle rinnovabili.
Per il momento però “Oil” l’hanno visto in pochi. L’unica proiezione pubblica c’è stata lo scorso dicembre all’Accademia di Brera a Milano: “Qui hanno avuto coraggio -dice Mazzotta-: altrove ho incontrato solo rifiuti”.
Ilaria Sesana
(da Terre di mezzo n.000 - febbraio 2009)
OIL
Regia di Massimiliano Mazzotta
Durata: 75 minuti
Per informazioni: www.oilfilm.it oppure tel (+39) 377 - 15.02.655
Per vederne alcuni passaggi è possibile collegarsi al sito di Repubblica.it.










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