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Invisibili a volto scoperto
Il giorno dopo il May Day Parade, un racconto da dentro il blocco di giovani No Expo che ha usato il corteo per devastare alcune vie di Milano. Concentrati, silenziosi, praticano il mordi e fuggi, non conoscono imprevisti.

Un pezzo a firma di Miriam Giovanzana, Terre di Mezzo, che il Primo Maggio c'era, al corteo del May Day milanese. 


[...] Non è una rabbia di pancia. Tutta di testa. Non colpite a caso.
Alla domanda perché, e come, ho cercato risposta prima che tutto accadesse.

Ore 14, venerdì primo maggio. L’appuntamento è noto. Al tg delle 13.30 il giornalista ha alle spalle una piazza XXIV maggio ancora largamente vuota. Faccio in tempo ad avviarmi. Alle 14,15 non c’è ancora molta gente, l’appuntamento era alle 14 ma qui nessuno ha fretta. Si celebra il lavoro e soprattutto il lavoro che non c’è, in un venerdì che è anche di ponte. Il cielo è gonfio di nuvole e a Milano è il giorno più freddo di questo inizio di primavera. Poi, la piazza si riempie. Molto più che negli anni precedenti. Il corteo parte attorno alle 14,40, allo slogan “Inaugurano Expo, noi ci prendiamo la città”... (leggi l'articolo in versione integrale, su Redattore Sociale, 2.5.015) 

Credits foto: Dario Paladini, Redattore Sociale; Repubblica.it

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