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Sbagliando s'impara. Provateci
"Il maker per me è un inventore in grado di interpretare la realtà prima degli altri, deve provarci. Diceva Henry Ford: "Se avessi chiesto ai miei clienti cosa volevano, mi avrebbero risposto: un cavallo più veloce". Ha inventato l'automobile."



È tra gli ideatori di Arduino (VEDI IN CALCE), una scheda elettronica programmabile che può "animare" qualunque oggetto. Massimo Banzi è un'autorità tra i maker. 





Makers e mondo del lavoro: che rapporto c'è? Il movimento dei makers produrrà, a tuo parere, lavoro o un modo diverso di spendere il proprio tempo libero?

Il successo di Arduino è dipeso dal coinvolgimento attivo della comunità, sia in Italia sia all'estero. Qui e ora si può decidere con grande libertà dove cercare il proprio percorso di vita, ogni strada è aperta, gli orizzonti sono sempre più vasti. Costruire sogni e cogliere le occasioni per realizzarli, incontrare persone per condividere speranze e obiettivi. Sono tutte possibilità che oggi - molto più che nel passato - sono alla portata di tutti. Basta credere in se stessi. Il passaggio dall'hobby alla startup sembra essere nella logica delle cose. Non tanto perché esistono hardware open source e strumenti per progettare a basso costo, ma perché partire dal digitale e dalla collaborazione tra persone per inventare nuovi processi produttivi e modelli di business sembra essere lo spirito di questi tempi. Soprattutto qui in Italia. Gli spazi di confronto che stanno nascendo come i fablab creano dialogo e relazioni per imparare e per condividere il valore delle proprie azioni e idee.
L'economia, il rapporto con gli oggetti, la condivisione, la creatività sono tutti elementi in divenire in questo percorso di trasformazione.
Stiamo vivendo una transizione riguarda l'intero sistema culturale, economico, produttivo e sociale. Un fenomeno macroscopico in gran parte provocato dalla ‘democratizzazione' di internet, delle nuove tecnologie e della immediatezza della comunicazione e dell'informazione.
I cambiamenti in atto sono accelerati dalle piattaforme social, dalla condivisione di idee e progetti in open source, dalle tecniche di produzione rapida, dai FabLab, dalle fonti di finanziamento in crowdfunding: il fenomeno Maker ne è la naturale conseguenza. Maker è un'evoluzione contemporanea del DIY tecnologico. Grazie a internet e alla condivisione della conoscenza, il maker fa parte di una comunità digitale composta da migliaia di appassionati, una comunità, fondata sulla filosofia dell'open source. La ‘democratizzazione' del 3D printing per esempio può impattare sull'attuale sistema produttivo occidentale. Stiamo andando verso un mondo in cui continueranno a esserci i colossi industriali ma accanto a loro nasceranno migliaia di piccole aziende di prodotti di nicchia. Da un lato ci sarà la possibilità di inventare e di prototipare sempre più alla portata di tutti e dall'altro questi strumenti saranno sempre più raffinati e potranno quindi dare vita a piccole serie di prodotti e invenzioni a prezzi ragionevoli.


Dalle pagine di Che Futuro si sente parlare spesso di terza rivoluzione industriale e seguente riappropriazione degli oggetti. A tre anni di distanza dall'arrivo dei makers in Italia il movimento non è ancora composto soprattutto da geek? Non è un po' esagerato pensare che possa essere rivoluzionario?

Era stato l'Economist anni fa a parlare di terza rivoluzione industriale: si tratta di una formula giornalistica e come tale va presa. Riccardo Luna sulla nascita di Make in Italy: "C'è una parte d'Italia che per uscire dalla crisi sta andando verso il futuro. Sono gli italiani che hanno scommesso sul valore della rete e della cultura digitale, per rilanciare il settore portante del made in Italy: la manifattura. Grazie alla digital fabrication oggi tutti sono potenzialmente designer e produttori e questa rivoluzione tecnologica - che alcuni chiamano la terza rivoluzione industriale - premia una delle caratteristiche storiche degli italiani: la creatività". Non è illusorio? Come si tiene con i dati deprimenti di Startup Italia 2013: (cito da La Stampa) "al momento ci sono 1227 imprese innovative, 113 startup hi-tech finanziate, 97 incubatori e acceleratori (64 pubblici e 33 privati), 32 investitori istituzionali (6 pubblici e 26 privati), 40 parchi scientifici e tecnologici (37 pubblici e 3 privati), 65 spazi di coworking e 33 competizioni dedicate alle startup. Numeri che però non descrivono le criticità del settore. Eppure il tasso di fallimento tra le neo aziende è molto alto. Circa l'80-85% non arriverebbe ai primi 3 o 5 anni di vita."

In merito a questo gli startupper sostengono che ci sia un eccessiva enfasi sul "fare" piuttosto che l'"eseguire". Che si traduce in una corsa ai finanziamenti per lo sviluppo dell'idea, piuttosto che un'analisi delle esigenze del mercato. Qual è il tuo punto di vista?

Occorre distinguere le tipologie di start-up. La corsa ai finanziamenti è infatti tipico delle start-up web. Le start-up maker cercano invece un modello diverso, più sostenibile nel tentativo di costruire realtà lavorative durature. Anche l'aspetto delle analisi delle esigenze mercato è estraneo al mondo maker: si tratta di una dinamica da grande azienda corporate. Funziona in mercati maturi già molto strutturati. Nella mia ottica il maker rovescia questo meccanismo: è come un inventore in grado di interpreta.re la realtà prima degli altri, proponendo nuove strade. A questo proposito mi piace ricordare una famosa citazione di Henry Ford: "Se avessi chiesto ai miei clienti cosa volevano, mi avrebbero risposto: un cavallo più veloce". L'innovazione infatti segue percorsi diversi, spesso più legati all'istinto. E un'ultima cosa: io sono un grande fan del ‘fallimento': è indispensabile provarci sapendo che non sempre andrà bene, senza tentativi non si va appunto da nessuna parte.

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ARDUINO: CHE COS'E' 

Arduino è nata nel 2005, nell'ambito delle ricerche condotte all'Interaction Design Institute di Ivrea, come strumento di prototipazione elettronica per gli studenti della scuola. I componenti del team sono due italiani (Massimo Banzi, Gianluca Martino), due statunitensi (Tom Igoe, David Mellis)e uno spagnolo che vive in Svezia (David Cuartielles).

L'obiettivo di Arduino è da sempre stato quello di trasformare la tecnologia in uno strumento creativo alla portata di tutti. Arduino è nato infatti per rendere semplice la tecnologia a persone come artisti e designer che non conoscono nulla di questo argomento e che spesso e volentieri ritengono la tecnologia e l'elettronica come materie lontane e complesse.

Arduino è una piccola scheda elettronica supereconomica e accessibile a tutti.

Il progetto è open hardware (ovvero chiunque può scaricare gli schemi e utilizzarli sotto licenza Creative Common) e con poche, pochissime competenze si può imparare a usare Arduino per per gestire installazioni artistiche, modellini di aeroplani, sensori e per far connettere gli oggetti alla rete, dotarli di servizi avanzati prima impensabili: lampade che si accendono con internet, vasi di fiori che segnalano via sms quando hanno bisogno di acqua, oggetti vintage che possono essere programmati tornando a nuova vita, etc.

La chiave del successo di Arduino è sicuramente la comunità che si è raccolta intorno al progetto.

La piattaforma Arduino infatti è fatta di varie anime: una scheda elettronica, un software, un metodo di apprendimento e soprattutto una comunità.

Nella sua espressione fisica, Arduino è una piccola scheda madre delle dimensioni di una carta di credito che rende facile imparare a programmare dei semplici computer noti come microcontrollori, il cervello di tanti oggetti di tutti i giorni (forno a microonde, telecomandi etc). Assieme alla scheda viene fornito un software per programmarla (su Linux, Mac, Windows). Arduino ha sviluppato un metodo di apprendimento basato sul fare, che porta alla scoperta dei processi attraverso la sperimentazione piuttosto che dopo lunghi studi teorici. Arduino è (soprattutto) una comunità. Con un numero sempre crescente di utenti, il sito e il forum esprimono al meglio l'entusiasmo che accompagna la scheda.

 

 

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