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Identità perdute
Durante la II guerra mondiale i cinesi in Italia furono deportati dal regime fascista in campi di internamento in Abruzzo e in Calabria. Una storia dimenticata, persino dai loro discendenti, che vivono ancora nella provincia di Teramo. Li abbiamo incontrati.


Tra il 1941 e il 1942 il regime fascista ha deportato in Abruzzo 167 cinesi. Molti di loro vivevano a Milano e Torino. Il rastrellamento degli immigrati è cominciato nel 1940, quando l'Italia è entrata in guerra. Per il Duce i cinesi erano potenziali nemici, perché il loro paese d'origine era in guerra con il Giappone, alleato dell'Italia.

Terre di mezzo street magazine ha ricostruito per la prima volta l'elenco completo degli immigrati internati tra Tossicia e Isola del Gran Sasso, in provincia di Teramo. Sono i due campi d'internamento dove sono passati dei cinesi. Il terzo è a Ferramonti di Tarsia, in provincia di Cosenza.

Alcuni degli internati in Abruzzo si sono sposati con donne di quei paesi dell'Appennino e hanno avuto figli: i primi immigrati di seconda generazione d'Italia. Insieme a Daniele Cologna, ricercatore di lingua cinese dell'università dell'Insubria, Terre di mezzo li ha incontrati per raccontarne la storia. La potete leggere su "Identità perdute", articolo pubblicato nel numero 46 del giornale. Il numero completo lo trovate in distribuzione a Fa' la cosa giusta!

 

 

 

 

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