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Cure selettive: medici cattolici contro la Regione Lombardia
Il presidente, Giovanni Meola, interviene sul no del Pirellone alle cure mediche per i figli degli immigrati: "Alcuni consiglieri ci hanno invitato a redigere liste di proscrizione. Una cosa che fa orrore"

La polemica sulle cure ai figli degli immigrati irregolari non si placa. Anche l'Associazione medici cattolici italiani (Amci) si schiera contro il voto di Regione Lombardia, che ha detto no alla mozione della Lista Ambrsoli con cui si chiedeva di concedere le cure pediatriche anche ai figli di immigrati senza documenti. E rilancia, ora che il presidente della Commissione sanità, il leghista Fabio Rizzi, ha suggerito ai medici di "stilare una lista di proscrizione" per segnalare alla polizia le famiglie dei minori. "Fa orrore pensare che qualcuno possa avercelo chiesto. Come medici e come cattolici non vogliamo venire meno al Giuramento che ad inizio della professione abbiamo esercitato", dichiara Giovanni Meola, presidente dell'associazione.

"Il rispetto della legge - prosegue - non può porre in secondo piano il dovere morale di carità cristiana". Il comunicato di Amci, spiega Meola, è stato ispirato dalle parole che Papa Francesco ha pronunciato a Lampedusa. "Ci auguriamo - chiudono i medici cattolici - che da parte di Regione Lombardia si riveda questa decisione così assurda e per nulla lungimirante. Lanciare messaggi di questo tipo porta gli immigrati a non rivolgersi alle strutture ospedaliere per le dovute cure manifestando un potenziale rischio per le altre persone".

 

Ecco quello che succedeva il 2 luglio

Il Consiglio Regionale della Lombardia il 2 luglio ha bocciato una mozione che avrebbe esteso l'assistenza pediatrica di base anche ai figli di immigrati senza il permesso di soggiorno. Presentata da Umberto Ambrosoli (Patto civico) recepiva le indicazioni della Conferenza Stato - Regioni del dicembre 2012 che mirano a uniformare le norme sull'assistenza sanitaria degli stranieri irregolari su tutto il territorio italiano. "C'è già l’attività quotidiana dei pronto soccorsi pediatrici che danno un servizio di eccellenza in forma totalmente gratuita", afferma Angelo Capelli (Pdl) nel motivare il no alla mozione. "È un no ideologico, per difendere la Bossi Fini a discapito della salute dei bambini -replica Umberto Ambrosoli-. Già altre regioni hanno deliberato a favore: Lazio, Puglia, Calabria, Campania e provincia autonoma di Trento. La Lombardia ha perso una buona occasione". Per Fabio Pizzul (Pd) "con i pediatri di base ci sarebbe stato anche un risparmio di risorse, visto che i pronto soccorsi costano molto di più". 

Le prese di posizione non si fanno attendere: "Per favore smettiamola di alzare steccati. Facciamo retromarcia e torniamo a ragionare, soprattutto perché stiamo parlando di cure pediatriche, per i bambini". Don Virginio Colmegna interviene in merito alla bocciatura della mozione espressa dal Consiglio regionale lombardo. Una posizione "ideologica, che in un momento di crisi e di tensione sociale non serve a niente", commenta il presidente della Casa della Carità. Eppure i bambini sono anche protetti dal sistema di protezione internazionale: "In questi casi si tende a mettere tutto in un calderone e lasciare i problemi irrisolti", aggiunge. Dall'osservatorio della Casa della Carità, la questione di accesso alle cure per i minori è sempre più importante: "Non abbiamo numeri, ma sono sempre di più le mamme con figli che ci chiedono assistenza. Per noi che abbiano o meno un docuemento non è un problema, ma certamente vanno verificati i numeri".

A don Virginio Colmegna, fa eco il presidente di Comunità Nuova don Gino Rigoldi: "Non c'è molto da commentare, se non ritornare a un principio universale, che va al di là di tutto: i bambini sono bambini. Sono sacri, qualunque sia il colore della loro pelle". "Questo Consiglio regionale dimostra di avere un basso livello di competenze umane - nota don Rigoldi -. Per altro, pare anche zoppo di competenze tecniche" visto che i costi delle cure nei pronto soccorsi, le strutture a cui si rivolgono in questo momento i minori "irregolari", sono più costosi di un sistema pediatrico aperto a tutti. "Se anche fosse un problema di risorse, vorrà dire che rinunceremo a qualcosa, ma non è immaginabile che i bambini non siano curati", precisa. Il tema dell'accesso alle cure è molto caro a don Rigoldi, tanto che promette di impegnarsi nelle prossime settimane per rilanciare l'argomento: "Devo capire in che modo possiamo farcene carico noi come Comunità Nuova", conclude.


Redazione: Lorenzo Bagnoli, 17.07.2013

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