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Nascere a casa, si può!

La legge c’è ed è più che maggiorenne. Ma ad attuarla ancora nessuno ci ha pensato, almeno in Regione Lombardia.
Per questo ostetriche e mamme continuano a festeggiare, fedeli e ostinate, il 6 giugno: La giornata internazionale del Parto in casa
Un diritto per puerpere e bambini che in Lombardia viene riconosciuto dal 1987, grazie a una legge di iniziativa popolare che anticipò il resto d’Italia (n. 16/87). “Peccato che poi altre Regioni ci abbiano più che superato” spiega Sabina Pastura, tra le fondatrice dell’associazione di ostetriche milanese “La luna nuova”.
Sì perché mentre le donne lombarde sono ancora in attesa, le mamme di Piemonte, Emilia Romagna, Marche, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige possono, ad esempio, contare su un rimborso totale o parziale da parte del Servizio sanitari nazionale delle spese sostenute per il parto extraospedaliero.

“L’Organizzazione mondiale della sanità individua per le donne sane con una gravidanza normale (unico feto, posizione cefalica, etc) come luogo di priorità per il parto la propria casa, in seconda istanza le case maternità e da ultimo gli ospedali -precisa Sabina Pastura-. L’Italia e, nel nostro caso specifico, la Lombardia stanno invece penalizzando quanti potrebbero scegliere questa modalità. Eppure a parità di condizioni i rischi sono gli stessi, per non dire che in ospedale, insieme al parto, si subiscono una serie di co-interventi come l’episiotomia (l’incisione del perineo) o la rottura del sacco amniotico”. 
Secondo il Coordinamento nazionale delle ostetriche parto a casa, che riunisce 150 tra professioniste e associazioni, i parti a domicilio in Italia al momento sono tra i 1.200 e i 1.500 l’anno. “A dettare la scelta è troppo spesso un problema di costi, ma basterebbe che la Regione consentisse di destinare la stessa cifra attualmente data agli ospedali alle donne che scelgono un parto extraospedaliero (costi si aggirano tra i 2.500 e i 3.000 euro) o favorisse la sperimentazione anche nel pubblico dell’assistenza a domicilio” ribadisce la fondatrice de La luna nuova. 

“In questo momento a guidare le scelte di molte donne e delle famiglie è la paura -riprende la collega Sara Zanoni, ostetrica da 26 anni e da cinque nell’équipe della Luna nuova-, ma occorre ricordare ad ogni donna che ha tutte le risorse e gli strumenti per affrontare il momento del parto e la relazione con il proprio bambino, dall’allattamento in poi”. Perché, come spiega l’invito rivolto alle milanesi per il 6 giugno, “Nascere a casa, si può” . Quale occasione migliore allora di un aperitivo per far festa? “Le veterane pensavano a un convegno -scherza Sabina Pasturo-, ma le giovani non ne hanno voluto sapere: meglio un clima informale, fatto di musica dal vivo, letture e un cocktail rigorosamente analcolico”. Oltre alla visione -in anteprima- del primo spot italiano a sostegno del parto a casa, realizzato dal Coordinamento nazionale delle ostetriche che eseguono parto a domicilio e le associazioni, Via lattea – Casa maternità (www.casamaternita.it) e La Luna nuova (www.lalunanuova.it), che dal 6 giugno sarà linkabile dal sito nascereacasa.it. “Abbiamo intervistato ostetriche, mamme che hanno partorito a casa e future mamme che hanno deciso di farlo e poi tante persone, di tutte le età che sono nate a casa: dalle nonne agli adolescenti” conclude Sara Zanoni. Appuntamento per tutti, papà e bambini compresi domani, 6 giugno dalle ore 18 alle 19,30 presso il Centro Pime, in via Mosè Bianchi 94 (Lotto).

Redazione: Elena Parasiliti 5.06.2013

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