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Contestati
L'assessore alla casa del Comune di Milano Daniela Benelli e il presidente di Aler Loris Zaffra il 23 maggio sono fermati da un gruppo di inquilini e attivisti del sindacato Asia. Chiedono lo stop agli sfratti.

"Vergogna, mandare in strada le donne in gravidanza, i malati, gli invalidi". Sono una quindicina gli inquilini delle case popolari di piazza Selinunte, zona San Siro, che contestano l'assessore comunale alla Casa di Milano Daniela Benelli. Tra loro, anche alcuni membri dell'Asia, il sindacato inquilini legato al centro sociale Il cantiere. "Vi comportate come De Corato (vicesindaco precedente, ndr). Pisapia viene qui solo quando gli servono i voti". Pretendono che l'assessore apra un tavolo con loro per bloccare gli sfratti, più o meno uno a settimana solo nel quartiere. Quasi tutti per morosità. In città ce n'è quasi uno al giorno. Un'emergenza che Terre di mezzo street magazine ha raccontato a novembre 2012 nell'inchiesta "Morosi d'Italia". Dopo il lavoro, si perde anche la casa e più ci si spinge nelle periferie, maggiore è la tensione. Che trova nel politico di turno una valvola di sfogo. 

I sindacati inquilini chiedono da almeno sei mesi un blocco degli sfratti. "Solo una legge nazionale può farlo, noi abbiamo già un tavolo con la Prefettura per sapere con l'anticipo di almeno un mese chi sarà sgomberato", si giustifica l'assessore Daniela Benelli. Insieme a lei in quartiere si trovano anche Paola Bulbarelli, assessore regionale della nuova giunta leghista targata Roberto Maroni, e Loris Zaffra, presidente del consiglio d'amministrazione di Aler, la cui nomina è scaduta lo scorso 23 marzo. La prima èè riuscita a evitare il blitz dei contestari, non Zaffra, che per primo è stato accolto dal grido "vergogna, vergogna". Con il passare delle ore è salita anche la tensione. Sono le 13.15, quando a piazzale Selinunete si blocca il traffico. Alcuni attivisti di Asia reggono uno striscione che occupa tutta la carreggiata. L'assessore deve rientrare a Palazzo Marino, ma non riesce a salire in macchina. I contestatori la pressano per avere un tavolo di confronto. Alla fine cedono e abbandonano la strada per riunirsi in un'assemblea improvvisata nel mezzo della piazza. Poco dopo arrivano anche quattro agenti della polizia locale per riportare il traffico alla normalità. 

Il disagio abitativo a Milano è ormai trasversale: colpisce gli inquilini delle case popolari come degli appartamenti a canone libero. Tutti uniti dall'assenza di credito e dall'impossibilità arribvare a fine mese. Dopo il lavoro, la crisi si porta via anche la casa. Se gli inquilini non pagano, a rimetterci sono anche i proprietari. Nel caso degli alloggi popolari di Milano, è Aler, l'azienda lombarda di edilizia residenziale, a non incassare. Solo per la morosità, il buco nel suo bilancio stimato dal sindacato inquilini Sunia ammonta a 26 milioni di euro. Denaro che poi manca all'ente per poter pagare le aziende che devono ristrutturare gli edifici più fatiscenti. Così si alimenta il circolo vizioso che impedisce alle periferie di rinascere. 

Per A.S. ora il problema non è avere una casa in ordine, un cancello esterno che si chiuda, uno scantinato che non sia divorato dalla muffa. La mattina del 23 maggio è stata sgomberata, nonostante sia incinta di quattro mesi. Stessa sorte è toccata ad altre due famiglie del quartiere. Quando vede Loris Zaffra, presidente di Aler, scoppia tutta la sua rabbia: "Dove passerò questa notte?". Le fanno eco altre due donne, come lei originarie del Nord Africa, anche loro in dolce attesa: "Se mi sgomberate mi strappo la pancia", urla una. M.M., altra donna sgomberata nel corso della mattina, promette che questa notte rioccuperà la sua abitazione. "Sono sette anni che sono morosa - racconta -, ma non ho nessun altro posto dove andare. Stamattina la polizia mi ha trattato come fossi una tossica o uno spacciatore".

Redazione: Lorenzo Bagnoli, 23.05.2013

 

PER APPROFONDIRE
Guarda il video della contestazione, qui.

 

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