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Educare al futuro
In una cornice nuova appena restituita alla cittadinanza, l'Ex Fornace di via Gola a Milano, la presentazione di un libro che raccoglie dieci anni di interventi, riflessioni e considerazioni sull'educazione e il confronto con gli adolescenti, della cooperativa sociale Arimo.


Per educare al futuro, bisogna prima educarsi al presente
: partire dalle cose che ci circondano e rimboccarsi le maniche. Che si tratti di un edificio da ristrutturare per restituirlo ai cittadini (come nel caso della Ex Fornace di via Gola a Milano) o di adolescenti e ragazzi in età della crescita. 

Le difficoltà, il senso di disagio e l'emarginazione nel presente, diventano terreno fertile per buone pratiche, se affrontati nel modo giusto. È quello che ha dimostrato l'esperienza degli esperti - psicologi, sociologi, educatori, giudici onorari - della cooperativa sociale Arimo, che ha raccolto dieci anni di interventi, incontri e riflessioni, in un libro "Educare al futuro, Esperienze e strumenti di contatto con l'eccesso adolescenziale". 

La presentazione avverrà il 14 maggio, alle 18.00, in un luogo tutto da scoprire: l'Ex Fornace, ristrutturata e data in gestione dal Comune al Consiglio di zona 6, proprio da marzo 2013. Ottimo esempio di come, da uno spazio dismesso, possano nascere nuove iniziative e attività.

Insieme ai curatori, partecipa anche la psicoterapeuta di Minotauro Cristina Colli; modera l'incontro Miriam Giovanzana, direttrice editoriale di Terre di mezzo Editore.

EDUCARE AL FUTURO
Martedì 14 MAGGIO alle 18.00
presso l'ex fornace in via Gola, Milano 

Per partecipare, è gradita la conferma qui.

In foto, la ex Fornace di via Gola (credits Francesco Zaffarano, mentelocale.it)

 

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Per approfondire: la cooperativa sociale Arimo

La prima comunità per minori è nata nel 2003 in mezzo alla campagna pavese. L’ultima, invece, si trova a pochi minuti dal Duomo di Milano. In questi dieci anni, le scelte della cooperativa sociale Arimo sono andate sempre di più nella direzione di aiutare i ragazzi, allontanati dalle famiglie per abusi o con procedimenti penali in corso, a rimanere in contatto con il proprio territorio. Per limitare le difficoltà al momento del reinserimento nella società, una volta finito il periodo di vita comunitaria. “Nel Terzo Spazio di via Calatafimi, così si chiama la nuova comunità, non ci sono i laboratori di giardinaggio o falegnameria come nella prima Casa di Camillo –spiega Paolo Tartaglione, consulente pedagogico di Arimo-, ma i ragazzi seguono tirocini nelle aziende presenti nella zona”. E non solo: gli educatori li incoraggiano anche ad altre attività che una città come Milano offre, come partecipare alle lezioni di lingua dell’associazione Italiano per tutti o fare i volontari a Terre di mezzo, due realtà che sono “vicine di casa” della sede cittadina di Arimo. 

Dal 2004 ad oggi Arimo ha accolto, nella Casa di Camillo a Carpignago di Giussago (Pv), nella Casa di Miriam per ragazze a Pavia e nel neonato Terzo Spazio, circa 160 ospiti, con un’età media di 16 anni. Due terzi di questi sono maschi, divisi equamente tra italiani e stranieri, soprattutto sud americani arrivati in Italia grazie al ricongiungimento familiare, o provenienti dall’area del Maghreb come minori non accompagnati. Delle cinquanta ragazze, invece solamente 15 erano straniere.

Proprio per evitare quel 75 per cento di recidiva che normalmente si riscontra nel circuito del penale minorile (per i ragazzi passati dalle comunità di Arimo, invece, la recidiva è pari al 25 per cento), tra il 2007 e il 2009 la cooperativa sociale ha anche avviato due ulteriori progetti dai nomi significativi: il primo, “Chiavi di casa” ha lo scopo di dare un’abitazione, ma anche un supporto educativo, ai ragazzi che hanno terminato il percorso in comunità, ma ancora non riescono a cavarsela da soli. Si mettono quindi a disposizione quattro appartamenti da due posti ciascuno a Carpignago di Giussago, uno a Pavia con tre posti letto e altri quattro a Milano. Il secondo servizio, “A partire dalla fine”, si rivolge invece a ragazzi in situazione di disagio sia provenienti dalle comunità di Arimo, ma anche segnalati dal Comune, e offre loro servizi di orientamento professionale, un aiuto giuridico soprattutto per i permessi di soggiorno e un servizio di mediazione con la famiglia, che non sempre è in grado di accettare il cambiamento del figlio dopo il percorso in comunità.

Testo: Alessandra Ravelli, Redattore Sociale

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