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La storia di Rosa Prigmore
Appena nata fu strappata alla madre dai nazisti e sottoposta a esperimenti medici: tedesca di origine sinti sopravvissuta all'Olocausto, in queste settimane sta girando l'Italia per portare la sua testimonianza nelle scuole.

 

Fa parte di quel capitolo di storia da non dimenticare il primo anno di vita di Rosa Prigmore, tedesca di origine sinti, sopravvissuta alle persecuzioni durante la Seconda guerra mondiale. E' una delle rare testimoni dello sterminio del popolo rom e sinti. Ospite della Comunità di Sant’Egidio, sta girando l'Italia per portare la sua testimonianza nelle scuole. Rita e la sorella gemella Rolanda vennero prelevate alla nascita, il 3 marzo 1943, dalle autorità naziste e portate nella clinica universitaria di Wuerzburg, dove vennero sottoposte a terribili esperimenti. “Mia madre in preda alla disperazione si recò in clinica, dove trovò mia sorella che giaceva morta con la testolina bendata, a seguito degli esperimenti condotti dal dottor Heyde sulla colorazione degli occhi", racconta Rita. “Riuscì a portarmi via, ma vennero a riprendermi e i miei genitori mi videro solo un anno dopo, quando nel marzo 1944 fui restituita alla mia famiglia”. L’orrore di quanto subito nei suoi primi dodici mesi di vita, è la causa di numerosi disturbi fisici di cui soffre tuttora: “Sin da piccola ho avuto grossi problemi di salute, che non mi hanno permesso di andare a scuola, se non per soli tre anni. I mal di testa di cui soffro sono dovuti agli esperimenti subiti nei primi mesi della mia vita”.

“Mia madre Theresia fu poi sterilizzata con la forza, così come avvenne per mio nonno e mio zio. L’alternativa sarebbe stata la deportazione nei campi di concentramento -aggiunge-. Era una donna forte e coraggiosa, che ha lottato duramente e a lungo per ottenere giustizia per quanto accaduto alla sua famiglia,”. Rita, diventata adulta, ha cominciato a portare la sua testimonianza nelle scuole e nelle università e Theresia ha fondato un’associazione che aiuta le donne sinti a migliorare le proprie condizioni di vita. Anche dopo la perdita della madre, è sempre vivo in Rita il desiderio di “informare, combattere le discriminazioni e il razzismo attraverso il dialogo perché prima di tutto siamo essere umani, anche se diversi per colore, origine, religione”. 

Purtroppo però per il popolo sinti la situazione è ancora complicata. Così come a causa della mancanza di uno stato di appartenenza è difficile mantenere vivo il ricordo dell’Olocausto vissuto da rom e sinti, “ancora più arduo è combattere le discriminazioni di cui sono vittime in tutto il mondo perché senza una nazione che ti tutela- afferma Rita-, si è lasciati soli, nessuno ti protegge”.

Domani 7 febbraio Rosa sarà al liceo classico di Cuneo. Nei giorni seguenti andrà a Cornigliano (8 febbraio), Genova (dall'11 al 13 febbraio) e ad Alessandria (14 febbraio).


Redazione: Alice Biella, 6 febbraio 2013

 

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