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I bebè sono tutti uguali

Inutile insistere, il comune di Brescia dovrà farsene una ragione: il bonus bebè per sole famiglie dove almeno un membro della coppia sia italiano è discriminatorio. Con una sentenza di oggi il Tribunale di Brescia ha chiuso un contenzioso che dura ormai dal 2008 e che, dopo la distribuzione del bonus bebè a quasi 1200 residenti sia italiani che stranieri avvenuta nel 2010, il comune aveva continuato a coltivare, nella speranza di ottenere la revoca delle precedenti pronunce e la restituzione dei bonus. Il Tribunale non solo ha respinto la richiesta del comune ma ha condannato l’amministrazione della Leonessa a pagare circa 40 mila euro: 3 mila a ciascuna delle quattro famiglie ricorrenti per i danni morali subiti a seguito della discriminazione (una del Bangladesh, una dell’Algeria, una del Pakistan e una dello Sri Lanka), 15 mila euro di danni morali all’Associazione studi giuridici per l’immigrazione (Asgi) che aveva sostenuto la battaglia legale e altri 8.500 euro di spese legali.

La trafila comincia con la deliberazione 1062 dell’11 novembre 2008: l’amministrazione comunale dispone che l’assegno di 1000 euro per le famiglie dai nascituri vada solo alle famiglie italiane. I quattro stranieri e l’Asgi, assistiti dagli avvocati Alberto Guariso e Alessandro Zucca, fanno ricorso per discriminazione e vincono la causa. Il 26 gennaio 2009 il giudice del lavoro di Brescia obbliga il Comune ad estendere il bonus bebè a tutti, italiani o stranieri che siano. Per tutta risposta, il 30 gennaio 2009 la giunta guidata dal sindaco Adriano Paroli decide di “revocare…la propria deliberazione n.1062” perché “l’estensione del beneficio a tutti gli stranieri in possesso dei requisiti risulterebbe in contrasto con la finalità prioritaria di sostegno alla natalità delle famiglie di cittadinanza italiana che si prefiggeva questa amministrazione con l’adozione dell’atto impugnato”. O l’assegno per i nascituri 2008 è riservato solo agli italiani, oppure il bonus bebè non s’ha da fare. Peccato che la nuova limitazione costiuisca una “ritorsione” a danno di coloro che avevano fatto valere il loro diritto a non essere discriminati. Da qui il nuovo ordine del giudice, oggi confermato, di pagare l’assegno a tutti e finalmente, nel 2010, l’effettivo pagamento a tutte le 1200 famiglie, pagamento effettuato però dal Comune “con riserva” di restituzione, in attesa della sentenza definitiva, arrivata oggi. L’ostinazione del Comune motiva il salato conto finale per danni morali. Le altre amministrazioni sono avvisate: perseverare nel restringere il bacino di famiglie che possono accedere al bonus bebè costa caro.

Redazione: Lorenzo Bagnoli, 10.1.2013

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