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Io riattivo il lavoro
Il 90% delle aziende confiscate alle mafie finora sono fallite e 100mila dipendenti hanno perso il posto. Parte una raccolta di firme per un disegno di legge che le salvi. E tuteli i loro lavoratori.

Il 90 per cento delle 1.639 aziende confiscate alla criminalità organizzata sono fallite. E tra gli 80 e i 100mila dipendenti sono stati licenziati. Per tutelare questi lavoratori Cgil, Libera, Arci, Acli, Avviso Pubblico e l'Osservatorio sociale sulle mafie in Lombardia, lanciano la campagna "Io riattivo il lavoro", una raccolta di firme per una proposta di legge che garantisca la continuità delle attività produttive alle aziende sottratte all'illegalità.

"La prima esigenza che un'azienda deve affrontare per rigenerarsi è quella di pagare i debiti contratti in precedenza -spiega Luigi Lusenti, di Arci Lombardia-: per questo la legge vuole istituire un fondo che si alimenti della liquidità ricavata dalla ricchezza sottratta alla mafia". Inoltre, la proposta di legge prevede il congelamento dei debiti fino alla ripresa della produttività e uno sconto del 5 per cento sull'Iva nella fase di sequestro. "Importante è anche il ruolo di contrattazione dei sindacati -aggiunge Graziano Gorla, segretario della Cgil Milano-: vogliamo stipulare convenzioni con la pubblica amministrazione in modo tale da assegnare gli appalti a queste aziende virtuose".

A favore dei lavoratori la legge reintegrerebbe l'accesso agli ammortizzatori eliminato dalla recente riforma Fornero, si incentiverebbero i datori di lavoro che assumono ex dipendenti di aziende confiscate e "sarebbero previste agevolazioni fiscali per ridurre il lavoro nero, in cui cadono soprattutto gli immigrati irregolari che si trovano in una posizione più ricattabile", sottolinea Tiziana Vettor, docente di Diritto del Lavoro dell'Università Bicocca e membro del comitato scientifico dell'Osservatorio sociale mafie Milano Lombardia. Con l'aiuto di associazioni come Libera, poi, si incentiverebbe la creazione di cooperative di lavoratori che possano riprendere in mano l'azienda sottratta ai malavitosi.

"Soprattutto in questo periodo di crisi è necessario un intervento celere da parte delle istituzioni e dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati, in sinergia con le realtà territoriali -afferma Onorio Rosati, Segretario generale di Cgil Milano-. Speriamo che la prossima legislatura sia sensibile a questo tema, così come il Consiglio regionale della Lombardia che si formerà prossimamente".

La Lombardia è la terza regione in Italia per numero di aziende confiscate: il 12 per cento del totale.  A fine ottobre 2012 in tutta Italia erano 57 le imprese restituite allo Stato che risultavano attive, con 517 lavoratori impiegati. In Lombardia erano solo quattro e i lavoratori occupati, 16. A dicembre è rimasto attivo solo un albergo con 12 dipendenti, due lavanderie sono fallite e un bar è stato venduto. "Da questi dati risulta chiaro quanto sia necessaria una soluzione concreta -sottolinea Ilaria Ramoni di Libera Milano-. Se infatti le imprese gestite dalla criminalità organizzata riescono ad affrontare le difficoltà economiche grazie ad afflussi illeciti di denaro, appalti agevolati, collusioni con le banche, nel momento in cui un'azienda viene sequestrata non ha più questi vantaggi e rischia di non riuscire a reggere la concorrenza". I cittadini maggiorenni potranno firmare presso tutte le Camere del Lavoro di Italia e le sedi delle associazioni promotrici. Per info, vai al sito.

 

Redazione: Dario Paladini, 19.12.2012.

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