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Memorie di un popolo
Si può cambiare ascoltando delle storie? Dalla tradizione dei cantori afgani nasce il progetto "Quessa Academy" per insegnare a tramandare storie di pace e progresso e consegnarle alla memoria dell'Afghanistan.

Un'accademia per preservare e trasmettere l'antica arte dei cantastorie afgani. È la nuova iniziativa di Selene Biffi, fondatrice dell'associazione Plain ink, nata per promuovere l’alfabetizzazione attraverso la distribuzione gratuita di albi illustrati a bambini, scuole, comunità e organizzazioni nelle zone più svantaggiate di Paesi come India e Afganistan, che vi abbiamo presentato nel numero 30 del dicembre 2011. Nemmeno un anno dopo, Selene torna alla ribalta con "Qessa Academy", un progetto che ha l'obiettivo di coinvolgere i vecchi cantastorie afgani per insegnare il loro mestiere a giovani connazionali senza lavoro tra i 18 e 25 anni, che riceveranno anche una formazione di lingua inglese e pratiche di sviluppo di comunità. Al termine del corso, per aumentare le opportunità d'impiego, verranno messi in contatto con Ong e organizzazioni internazionali. Per questo progetto, Selene è stata recentemente premiata nell'ambito dell'iniziativa Rolex Awards.

 

E se non vi ricordate di Selene Biffi e delle iniziative di Plain ink, leggete di seguito l'articolo di Cristina Maccarrone che le abbiamo dedicato sul numero di dicembre dell'anno scorso, TdM n°030...

In India, dove 400 milioni di persone sono ancora analfabete, insegnare ai bambini di una bidonville a osservare norme anche minime di igiene e sicurezza alimentare può sembrare una missione quasi impossibile. Selene Biffi, 29enne originaria di Mezzago (Mb) ma con un lungo bagaglio di esperienza all'estero, ha deciso di affrontarla in modo originale.

"Tutto ha avuto inizio con un sussidiario che stavo realizzando in Afghanistan, dove lavoravo come consulente per le Nazioni unite -spiega-: mi sono accorta che, per dare informazioni pratiche ai più piccoli su come difendersi dalle malattie infettive, le immagini erano molto più efficaci delle parole. Così ho scritto una storia e ho chiesto a un illustratore di realizzare dei fumetti in lingua locale".

Un'intuizione che l'ha portata a fondare, nel maggio scorso, Plain ink, onlus che promuove l'alfabetizzazione attraverso la distribuzione gratuita di albi illustrati a bambini, scuole, comunità e organizzazioni nelle zone più svantaggiate di Paesi come India e Afghanistan. L'obiettivo, racchiuso nello slogan When change reads like a book (più o meno, libri che cambiano il mondo), non è solo informare, ma anche supportare l'editoria locale e creare opportunità di lavoro. Una sfida che per ora è tutta sulle spalle di Selene e di altri due collaboratori, con quattro stagisti all'estero e una decina di volontari coinvolti.

"Siamo partiti con l'India, nella bidonville di Jalilpur, vicino a Benares -continua la giovane-: abbiamo elaborato i testi con l'aiuto di medici e personale sanitario e poi li abbiamo sottoposti al giudizio degli abitanti della baraccopoli, che ci hanno dato consigli e suggerimenti". Un confronto prezioso, propedeutico alle prime 2mila copie stampate a novembre e destinate a una scuola elementare e a un ospedale, fondati proprio dai genitori di Selene, commercianti brianzoli e amanti dell'India, a fine anni '90.

Il prossimo passo è collaborare con altre tipografie locali per aumentare la tiratura e allargare la distribuzione dei fumetti, con l'aiuto delle ong. "A breve partirà anche un workshop per aspiranti illustratori, ai quali vogliamo affidare la creazione degli albi successivi -dice Selene-. Vogliamo formare persone che lavorino anche con le associazioni e il governo locale, proponendosi dove c'è bisogno di loro". Le prospettive, a quanto pare, non mancano: "In India, l'industria editoriale è molto attiva -dice Biffi-, basti pensare che la Virgin comics ha aperto una sede giusto a Mumbai". Ma come si sostiene tutto ciò?

Qui entra in gioco la "doppia anima" dell'associazione, che non è attiva solo in Afghanistan e India ma anche in Italia, dove si trasformerà presto in un'impresa sociale: "Per le attività all'estero ci sosteniamo con quote associative e donazioni, ma anche con i prodotti che vendiamo qui: i libri di Plain ink books, albi-gioco per bambini tra i 4 e gli 8 anni, realizzati da noi e dedicati ai temi dell'integrazione e del multiculturalismo". Il primo, intitolato "Luna", è la storia originale -in italiano e in arabo- di un bimbo marocchino che emigra in Italia, portando con sé una biglia, sua inseparabile compagna di giochi. Il volume è in vendita a 12 euro sul sito e in occasione di eventi pubblici o incontri scolastici. "Tutti i proventi vanno a finanziare i progetti all'estero e gli acquirenti vengono informati sull'impiego dei soldi ricavati".

Anche se Plain ink è ancora agli esordi, sta già raccogliendo consensi: ai primi di novembre, gli esperti del Waldzell forum di Vienna hanno premiato Selene e altri 11 giovani di tutto il mondo come "Architects of the future", un riconoscimento attribuito in passato a personaggi come il Dalai Lama, Paulo Coelho, Isabel Allende e Shirin Ebadi. Figure da cui Selene trae ispirazione, come del resto ha già fatto con i suoi genitori: perché "ognuno di noi può sempre fare qualcosa per cambiare quello che non va".

 

 

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