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Web in cattedra
Presentazione della terza edizione di Web in cattedra, iniziativa di sensibilizzazione informatica a favore dei docenti delle scuole secondarie della Regione Lombardia.

Il 28% dei ragazzi tra i 9 e i 17 anni è stato vittima di atti di bullismo online, ma tre scuole su 4 non sono attrezzate con norme ufficiali per fronteggiare questo fenomeno. Questi dati, rilevati a luglio 2012 da Microsoft Italia, sono stati al centro della presentazione della terza edizione di Web in cattedra: un progetto la quale finora hanno preso parte circa 900 insegnanti, coinvolti in un percorso di tre incontri formativi da 3 ore ciascuno, gratuiti e non obbligatori, tenuti da esperti della Polizia Postale, dell’Ufficio minori delle Questure, di Microsoft e dell'Onap (Osservatorio nazionale abusi psicologici) in scuole di Milano, Brescia, Lecco, Pavia e Varese. Obiettivo: conoscere le insidie del web, comunicarle ai loro studenti e captare i “segnali” che un giovane può comunicare dopo essere stato vittima di molestie informatiche. 

“Finora abbiamo avuto 1500 richieste di partecipazione, solo in parte soddisfatte -ha detto Silvana Massobrio dell'Ufficio scolastico regionale della Lombardia-. Gli insegnanti già formati potranno aiutare i loro studenti ad avere atteggiamenti più consapevoli nel loro utilizzo della rete web e delle tecnologie informatiche. L'iniziativa continuerà in primavera, anche in città minori della Regione, e vorremmo estenderla anche ai genitori, molti dei quali non sanno bene cosa fare davanti all'utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei loro ragazzi”. Sempre secondo Microsoft infatti, nonostante il 69% dei ragazzi italiani abbia un alto livello di conoscenza dei rischi che corre sul web (contro il 57% del resto del mondo), nel nostro Paese ancora 4 genitori su 10 non parlano dei rischi di internet con i loro figli.

“La comunicazione in famiglia, e poi quella a scuola, è la chiave di volta per affrontare questo problema, al di là del controllo fisico delle macchine”, ha detto Salvatore La Barbera, dirigente della Polizia Postale. “La difesa che possiamo dare ai nostri ragazzi dipende dalla consapevolezza che riusciamo a suscitare in loro: dobbiamo lavorare per diminuire il gap digitale tra le generazioni, puntando sulla centralità della famiglia, della scuola e anche dei media -ha detto Carlo Iantorno di Microsoft Italia-. Le caratteristiche degli attacchi informatici stanno cambiando: la cosiddetta monetizzazione dei social network, sempre di più contenitori di pubblicità, sta attirando sempre più forze criminali verso queste piattaforme”. Network ai quali ci si iscrive in età sempre più giovane, tanto che La Barbera aggiunge: “Vorremmo iniziare a introdurre questi percorsi di consapevolezza anche nelle scuole elementari”.

Molto importante anche l'avviso per i docenti: se trovano in rete materiale illegale o presumibilmente dannoso per bambini e adolescenti,  possono segnalare il caso Polizia delle Comunicazioni scrivendo a progettoscuola.poliziapostale@interno.it oppure collegandosi al sito www.commissariatodips.it.

 

Redazione: Andrea Rottini, 13.12.2012



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Vedi anche, per approfondire:
"Play tech": Telefono Azzurro e Google insieme contro i rischi del web, una campagna congiunta per sensibilizzare ragazzi di medie e superiori e i loro genitori sui pericoli di stare sempre connessi, dall'invio di materiali a sfondo sessuale fino all'adescamento. 

Sui 2.400 contatti di bambini e adolescenti che hanno contattato Telefono azzurro nel 2011 (218 delle quali via chat), tre su dieci hanno segnalato problemi con le nuove tecnologie. Dalla diffusione di immagini sessualmente esplicite (il sexting, l'invio di materiali a sfondo sessuale via mms o email), fino all'adescamento in rete (grooming) e al cyberbullismo: è questo il ventaglio di minacce a cui i minori vanno incontro sulla rete.

"Il problema è particolarmente diffuso in Paesi europei come la Gran Bretagna - racconta Barbara Forresi, ricercatrice di Telefono azzuro-. Si registra un aumento anche in Italia, ma non ci sono numeri precisi". Bisognerà attendere gennaio 2013, quando uscirà una ricerca finanziata dalla Comunità europea per studiare il fenomeno in sei Paesi del continente. In Italia, sono stati coinvolti 5mila ragazzi di medie e superiori. Tra le sorprese annunciate, i dati sul bullismo dei ragazzi nei confronti degli adulti, episodi monitorati fino ad oggi solo all'estero.

In occasione della Giornata nazionale dei diritti dell'infanzia, il 20 novembre, Telefono azzurro e Google lanciano al liceo Marconi di Milano una campagna congiunta per sensibilizzare ragazzi di medie e superiori e i loro genitori circa i rischi di stare sempre connessi in rete. Una questione taciuta nella maggior parte delle famiglie italiane. I numeri dell'ultimo rapporto pubblicato da Telefono azzurro (dicembre 2011) evidenziano che un adolescente su quattro parla con i genitori di internet ma solo un genitore su cinque conosce (poco) le attività virtuali del figlio. Colpa anche di una conoscenza inadeguata del mezzo: il 67% dei familiari dice di non sapere uno smartphone, il 34,9% uso poco o per niente di internet.

Alla presentazione di Play Tech è intervenuta anche Maria Grazia Guida, vicesindaco del Comune di Milano: "Dobbiamo alfabetizzare le generazioni di genitori per aiutarli a conoscere potenzialità e rischi di questi strumenti". Play Tech coinvolgerà sei istituti di medie e superiori (due a Milano, due a Roma e due a Palermo). Fino a giugno, nelle sei scuole studenti e genitori parteciperanno a laboratori sulle nuove tecnologie con lo scopo di realizzare un decalago sul navigare sicuri in rete. Non su carta ma in video: il filmato migliore verrà premiato a giugno 2013 e pubblicato sul canale Youtube di Telefono azzurro. 

Redazione: Lorenzo Bagnoli, 19.11.2012.

 

 

 

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