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Quale alternativa ai campi rom?
Per il Piano rom del Comune di Milano domani sarà un giorno decisivo. Gli assessori incontreranno la Consulta rom. Sul tavolo, la nuova bozza del Piano rom, in vista del voto in Giunta, previsto per il 16 o per il 23 novembre.

Che sia stato un percorso condiviso, è opinione diffusa tra tutte le associazioni. Peccato, rilevano, che le linee programmatiche del documento siano troppo generiche. Non c'è nemmeno la voce "finanziamenti": difficile capire quanto potrà essere incisivo. Per di più, le tanto attese alternative ai campi rom, sono ancora di là da venire. "Al momento non esistono soluzioni alternative. Se diciamo che i rom sono spostabili in altri spazi, diciamo un balla: non ci sono le condizioni materiali". Così Maurizio Pagani, presidente di Opera Nomadi Milano commenta il Piano rom del comune di Milano.

Domani gli assessori a Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino, e Sicurezza, Marco Granelli, incontreranno la Consulta rom, il tavolo costituito dalla Giunta Pisapia in rappresentanza delle comunità dei campi, i gestori dei campi e le associazioni delle comunità per un confronto sui punti da modificare. Per Pagani il problema di fondo è che il Piano non affronta la realtà della situazione, ma definisce "generiche linee di intervento, in cui si mette in discussione quanto di buono fatto in questi ultimi 30 anni". E prosegue: "Bisogna riconoscere che i campi non sono solo nelle periferie degradate, ma anche spazi urbani interni. Potrebbero diventare aree semiresidenziali abitate da comunità che vivono secondo le loro tradizioni, se solo si modificasse il piano dell'urbanistica. Sarebbe un modo per dare loro la giusta dignità".

Seppure le intenzioni siano buone, secondo il presidente di Opera nomadi il Comune continua a ignorare la reale situazione dei rom. Il dato emerge, ad esempio, dal modo di concepire l'abitare nei campi, ancora definito temporaneo: "C'è un equivoco: gli spazi comunali attrezzati non vengono rinnovati di anno in anno, sono stabili - spiega -. Al momento sono l'unica risposta che genera stabilità e sicurezza per gli insediamenti rom".

Altro nodo da sciogliere è il ruolo delle mediatrici culturali, una delle conquiste più importanti di anni di politiche integrazioni per i rom. "Circa due terzi delle dodici-quindici mediatrici che lavorano nei campi comunali ora sono senza impiego", denuncia Pagani. Sono figure professionali che hanno competenze specifiche e che non possono essere sostituite: "Rifiuto la retorica della Consulta secondo la quale un mediatore è una persona che semplicemente abita nel campo. No, si tratta di persone, fuori e dentro il campo, che hanno strumenti specifici", ragiona, in contrasto con lo stesso ente che rappresenta le comunità rom e sinti.

L'ultima staffilata Pagani la riserva al lavoro compiuto dal Comune di Milano in questi mesi. "È ridicolo che periodicamente spunti il discorso del censimento (era uno degli obiettivi del documento comunale, ndr)- dice Pagani -. La realtà rom è supermonitorata. Io so che i dati che circolano dal punto di vista qualitativo non sono attendibili. Quello che manca sono monitoraggi in progress, dati oggettivi che aiutino a misurare l'evoluzione della situazione, di cui non c'è traccia". Poi Pagani interviene sulle polemiche di luglio, quando il Comune ha erogato ottomila euro di "contributo all'affitto o all'acquisto di casa" alle famiglie rom sgomberate dalla Giunta Pisapia: "È un metodo irripetibile perché non ci sono finanziamenti e perché non paga: finiti quei f

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