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Il potere delle storie
Da bambini accumuliamo tesori di racconti e narrazioni. Preziosi, nelle età successive, per affrontare i momenti difficili.

I libri non si prescrivono, e per fortuna. I libri si consigliano, si propongono, si donano, si accompagnano verso nuovi lettori. Fin dalla più tenera età. La lettura già dalla prima infanzia -ben prima dell'acquisizione delle competenze di lettura, insomma dell'alfabetizzazione come la si intende a scuola- può essere un'esperienza piacevole, gratificante, stimolante solo se condivisa e se percepita (e sperimentata) come una cosa divertente ancor prima che utile. Poi un'utilità c'è e se ne farà tesoro per l'avvenire, ma appunto come un tesoro; uno scrigno nel quale avremo riposto durante l'età evolutiva significative narrazioni e intense immagini e che solo dopo, magari in adolescenza o in età adulta, riscopriremo "utili" avendo formato sensibilità e gusto della persona che siamo diventati.

La lettura quindi non si prescrive e tantomeno si obbliga; già Rodari metteva in guardia dai nefasti esiti del forzare al libro. Qualcuno nel corso degli anni ha provato a individuare anche le funzioni terapeutiche del libro e nella sbornia novecentesca
di desideri di specializzazione, cura e scientismo qualcuno ha postulato pure la "libroterapia"; ma al di là di esperienze interessanti di sostegno a percorsi specifici in luoghi di riabilitazione e cura, pare assai più interessante, a maggior ragione in età evolutiva, la possibilità formativa complessiva della letteratura. Una possibilità che va cercata e ritrovata nei buoni libri, in quelli che -senza soluzioncine didattiche e scorciatoie esplicitamente psicopedagogiche- affrontano con la leggerezza e la pertinenza proprie della letteratura e dell'illustrazione anche temi difficili, offrendo suggestioni e occasioni empatiche di confronto e crescita. In questo modo anche i temi più delicati -conflitto, paure, prevaricazione, abbandono, lutto- trovano cittadinanza nelle narrazioni per parole e immagini e quindi la possibilità di essere affrontati grazie al libro; senza per questo attribuire ai libri poteri terapeutici tout court o investendoli di aspettative irrealizzabili.

Aidan Chambers, scrittore e critico letterario britannico che ha dedicato parte prevalente del proprio fare alla promozione della lettura, nel saggio "Siamo quello che leggiamo" (Equilibri, Modena 2011) prova a rispondere a una domanda che è anche la nostra: perché attribuire tanta importanza alla lettura e alla letteratura? Perché l'incontro con le narrazioni consente di ampliare l'esperienza e la conoscenza del mondo, favorisce la crescita personale e interiore, facilita l'apprendimento della lingua, intrattiene piacevolmente, favorisce lo sviluppo emotivo, insegna regole, sviluppa immaginazione, sfida le nostre convinzioni e ci cambia in profondità, consente di entrare in contatto empatico con altre esperienze umane senza patirne le conseguenze, consente di sperimentare le più diverse soluzioni ai problemi della vita per verificarne gli esiti prima di affrontarli nella realtà.

Ragioni che forse dovrebbero consigliarci, anche di fronte a situazioni altamente problematiche dei bambini, di allestire spazi e scaffali idonei a incontrare buoni libri anziché, o comunque prima di, ricorrere a diagnosi medicalizzanti e a terapie, più o meno farmacologiche.

 

Testo: Anselmo Roveda
L'illustrazione di questa pagina è tratta dall'albo "Stella - Regina della neve".

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