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Sale gioco: i Comuni sfidano il Governo
Alla Scuola delle buone pratiche, 100 amministratori alzano la voce: "Lo Stato lasci decidere a noi le distanze dai luoghi sensibili e destini parte degli introiti alla cura delle dipendenze".

 

Le sale gioco sono legali, ma in nome della legalità i sindaci cercano di contrastarle. "Chiediamo che i comuni abbiano la possibilità di definire le distanze dai luoghi sensibili e che una parte degli introiti dello Stato derivanti dal gioco d'azzardo siano destinati alla cura delle dipendenze" dice Filippo Torrigiani di Avviso pubblico, tirando le conclusioni del convegno "Legalità e pubblica amministrazione", organizzato oggi a Corsico (Mi) da Terre di mezzo e Lega delle autonomie, in collaborazione con Avviso Pubblico e ReteComuni. 

"C'è una diffusa cultura del rischio, dell'azzardo. Un forte desiderio di fare soldi subito e facilmente" ha commentato Maria Ferrucci, primo cittadino di Corsico, il comune di 34mila abitanti alle porte di Milano che ha collaborato all'organizzazione di questa giornata, alla quale hanno preso parte un centinaio tra consiglieri comunali, assessori e sindaci della provincia di Milano (ma anche di altre zone della Lombardia) per cercare di capire come limitare i crescenti danni sociali causati da questo fenomeno. Dai dati della Asl della zona Sud del capoluogo lombardo emerge infatti che gli utenti dei Sert dipendenti dal gioco sono 133, in aumento del 54,6 per cento rispetto al 2010.

"Chi gestisce il gioco vede nello Stato un alleato, ma teme le amministrazioni comunali" ha affermato Mario Vivian, avvocato amministrativista. Anche se, per ora, il potere che hanno i sindaci è sostanzialmente limitato agli orari di apertura delle sale gioco e chi ha provato a farle chiudere ha perso i ricorsi presentati dai gestori. Per questo i sindaci chiedono almeno di poter definire le distanze delle sale gioco dai luoghi sensibili (scuole, parrocchie, etc.), un limite prima inserito e poi stralciato dal recente "Decreto Balduzzi".

Per quanto riguarda i proventi incassati dallo Stato, nel 2011 la spesa degli italiani per i giochi d'azzardo è stata di circa 80 miliardi di euro, di cui 10 sono finiti nelle casse erariali. "Il paradosso è che mentre l'Iva sul pane è al 4%, quello sul gioco è al 2%. La fiscalità agevolata verso i concessionari del gioco d'azzardo deve finire", ha concluso Torrigiani.

 

Redazione: Dario Paladini, 30.11.2012

 

 

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