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Non solo moda
Ma anche restauro e bigiotteria: sono le attività della Sartoria sociale di Palermo, una chance per detenuti e immigrati in difficoltà.

Possono un ago e un filo rappresentare un'occasione di riscatto per chi cerca di integrarsi nella società? A Palermo prova a farlo la sartoria sociale, presente con un suo stand a Fa' la cosa giusta! Sicilia!. Qui, un vecchio jeans e persino una sedia non sono considerati dei rifiuti, ma risorse per creare un nuovo modello di lavoro e sviluppare le abilità di ciascuno.

“In questo modo proviamo a offrire una nuova possibilità di vita alla persona e al capo da riciclare", spiega Roberto Billè, vicepresidente della cooperativa 'Al Revès' da cui è nata questa esperienza: “Insieme a 5 soci e tre collaboratori  cerchiamo di insegnare a cucire a immigrati, detenuti minori dell'area penale o altri soggetti svantaggiati, garantendo l'inserimento lavorativo a persone tradizionalmente ai margini. La sfida è uscire dalla logica assistenziale e reimmettere sul mercato nuove merci partendo da capi usati”.

Ed è così che italiani e stranieri imparano a fare anche bricolage, recuperando sedie vintage o realizzando gioielli e vestiti da materiali di scarto. “Tutti i capi vengono lavati, sterilizzati e recuperati; il riciclo diventa un valore strategico durante le crisi economiche come quelle attuali -aggiunge Roberto- ma la particolarità della nostra impresa sociale è anche quella di adattarsi ai ritmi dei lavoratori, con un occhio alla produzione per le aziende”. Nascono così le shopping bag realizzate a Palermo per l'impresa edilizia 'Laboratorio metro' che le ha scelte come regalo natalizio ecologico per i propri dipendenti, o le sporte porta bottiglie per le aziende vinicole. E per chi volesse imparare l'arte del 'taglia e cuci' ci sono corsi appositi (5 incontri, 80 euro) i cui proventi finanziano i costi di gestione e le attività della sartoria, portata avanti grazie al contributo dei volontari. 

“Crediamo nel principio della disomogeneità del gruppo -spiega Billè- cioè non vogliamo che sia considerata la sartoria degli immigrati o dei detenuti, ma un posto dove imparare qualcosa attraverso uno scambio tra competenze trasversali". Un modello di integrazione concreto che parte dai vertici della cooperativa, presieduta da una nigeriana, Roseline Eguabor. La sede della sartoria - laboratorio si trova in via Trentacoste 34, a Palermo, per chi volesse informazioni e' sufficiente cercare la pagina 'sartoria sociale' su Facebook, mentre la mail e' sartoriasociale@libero.it.

Redazione: Antonella Lombardi, 20.10.2012

 

 

 

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