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Traffico di visti a Tunisi
Il consolato italiano li avrebbe venduti anche a un trafficante di droga. Un nuovo caso, dopo l'inchiesta di Terre di settembre.

"Traffico di visti e di droga nel consolato italiano a Tunisi". Il titolo shock campeggia sul quindicinale tunisino "L'audace" tra il 2 e il 15 agosto 2012. La notizia cade nel vuoto. A Terre di mezzo la segnalazione dell'articolo è arrivata dopo la nostra inchiesta "I (mal)visti" di settembre, in cui abbiamo denunciato il business dei permessi di ingresso in Italia per motivi turistici, unico mezzo ormai per migliaia di migranti per entrare nel nostro Paese. Abbiamo contattato Slim Bagga, direttore di L'audace che ribadisce le accuse al consolato italiano a Tunisi. "Ho incontrato un diplomatico dell'ambasciata che m'ha assicurato di essere sensibile a questo tema. Ha riconosciuto che un ex guardiano ha fatto dei traffici di poca importanza ed è stato rinviato a giudizio l'anno scorso". Slim Bagga, in esilio in Francia sotto il regime di Ben Ali, è tornato in patria nel febbraio dell'anno scorso, dopo la deposizione dell'ex rais con la primavera araba. Dirige il periodico a partire dal 2001. Non è la prima volta che si occupa di visti: in giugno ha denunciato un traffico all'ambasciata francese di Sfax.

L'articolo de L'Audace circoscrive l'accusa a un caso specifico. "Il console d'Italia a Tunisi, attraverso l'intermediazione del suo autista, che utilizza come prestanome - si legge nel pezzo del giornale - sarebbe riuscito a creare un traffiico illegale di visti, in media una dozzina a settimana, con un prezzo variabile dai 6mila agli 8mila euro". Tra i "clienti" di Chokri, così si chiamerebbe l'autista, c'era anche un certo Bilel Jmoun, di professione trafficante di droga oltre che membro di un'organizzazione terroristica di fondamentalisti islamici. Il giornale cita anche il suo numero di passaporto: W252707. L'uomo sarebbe attivo in Francia, ma la sua porta d'accesso all'Europa, proprio in virtù di questo rapporto privilegiato con il console, sarebbe l'Italia. "Ecco come degli onesti cittadini sono privati del diritto a viaggiare, perché certe ambasciatori e consoli della comunità europea preferiscono le domande dei portaborse piuttosto che di chi ne ha davvero diritto".

Secca la smentita della Farnesina, secondo cui il fatto non sussiste ed è una pura invenzione della testata tunisina. Ma Slim Bagga ricorda che non sarebbe il primo caso di traffico di documenti in un ambasciata europea: "C'è stato un grosso caso con l'ambasciata francese di Sfax, la seconda città della Tunisia. Il fatto ha creato scandalo e il console di Parigi s'è dovuto dimettere".

 

Redazione: Lorenzo Bagnoli, 17.10.2012
Illustrazioni: Mauro Biani 

 

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