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Certificazioni dal basso

Il cibo diventa lo strumento per sperimentare nuove forme di democrazia. È questa l’idea delle Pgs (Sistemi di Garanzia Partecipata), una nuova forma di certificazioni “partecipate” per le aziende agricole che si sta diffondendo in tutta Europa, come alternativa al “bollino bio” di Bruxelles. “Nel nostro marchio non c’è solo la qualità del prodotto, ma anche il rispetto delle condizioni di lavoro, la sostenibilità ambientale e la filiera corta”, spiega Giuseppe Vergani del Distretto di economia solidale della Brianza, una rete d’imprese agricole unite dagli stessi valori del commercio bio e solidale.

Se con il bollino ufficiale dell’Unione europea, a far visita ai produttori sono consulenti terzi, pagati per la loro analisi, nel caso dei Pgs il controllo è fatto da altri imprenditori del territorio. “È la differenza principale rispetto all’Europa – spiega Eva Torremocha, agroecologista dell’Ifoam (International Foundation for Organic Agriculture mouvement), una rete di 750 movimenti agroalimentari provenienti da 116 Paesi. Torremocha è la responsabile europea per le certificazioni partecipate e sta affiancando Vergani nella creazione di un marchio Pgs anche in Brianza. “La nostra idea è che sia uno strumento partecipativo, che garantisca una trasparenza al 100% con i consumatori”, aggiunge. Con una precisazione: la partecipazione europea non è cancellata ma semmai viene reinterpretata in modo più flessibile a seconda delle zone di produzione di un certo prodotto. Un esempio? La classificazione del vino. Per il marchio europeo s’è scatenata una guerra sul limite dei solfati: il Nord Europa spingeva per alzare l’asticella al contrario del Sud. “I Pgs permettono di avere standard diversi”, commenta Torremocha, perché i prodotti hanno delle peculiarità legate al territorio e non perché “si risolve la classificazione con un accordo tra amici”, le fa eco Vergani.

Al Des brianzolo produttori e consumatori insieme partecipano alla certificazione della qualità dei prodotti. È uno degli esperimenti più innovativi. “Prima abbiamo formato una trentina di consumatori che oggi hanno acquisito un sapere specifico – aggiunge Vergani -. Non saranno tutti dei consulenti di agroecologia, ma almeno sono diventati di nuovo capaci di scegliere e valutare i prodotti ed è questo il nostro obiettivo”. Come sviluppare il mondo dell’equo e solidale senza trasformare il cibo in prodotto? Questo sarà uno dei temi al centro di Kuminda 2012, il festival del cibo che comincia oggi con la proiezioni di film sul tema dell’alimentazione allo spazio cinema Apollo.

Redazione: Lorenzo Bagnoli, 11.10.012

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