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Veganesimo e diritti
Come fare acquisti belli, che salvaguardano gli animali e fanno bene agli umani.

Come fa una persona che ama gli animali a cibarsi di carne e vendere scarpe in pelle? Da quando Romeo, un "bolognese" con il pelo bianco, ha iniziato a scodinzolargli accanto, Paolo Anemone, commerciante di calzature, non ha più avuto dubbi: per tutta risposta è diventato prima vegetariano, poi vegano e infine ha fondato l'azienda Di Romeo, proprio in onore dell'amato cagnolino.
Basta con il cuoio, meglio calzature di fodera, pelle sintetica e microfibra. "Per confezionare un paio di mocassini si fa violenza su ovini e bovini -dice-, eppure è possibile produrre scarpe con un impatto ambientale dieci volte inferiore, eliminando gli sprechi d'acqua per gli allevamenti intensivi e i macelli, e le emissioni inquinanti delle concerie".

Studi internazionali hanno stimato che per realizzare un paio di scarpe di cuoio si utilizzano 8mila litri d'acqua. Troppi, per Anemone e il suo socio Federico Bellò, imprenditore figlio d'arte con una lunga tradizione calzaturiera alle spalle, che hanno deciso di puntare su paglia di cocco e sughero per le solette e i sottopiedi e su caucciù e gomma riciclata per le suole eco. "I vantaggi? Le nostre calzature sono leggere, traspiranti, anallergiche e antibatteriche, proprietà interessanti anche per clienti con problemi di allergie cutanee", spiega ancora Anemone, mentre scorre i modelli sul sito diromeo.it.

In due anni la produzione Di Romeo è raddoppiata, passando da 2mila a 4mila paia di scarpe l'anno. Prodotti che servono un mercato in crescita in Europa ma anche in Italia, dove la percentuale di vegetariani è sempre più consistente: secondo l'istituto Eurispes si parla di più di 400mila persone, pari al 6,7 per cento della popolazione, di cui circa 24mila vegani.

Si comincia cambiando le abitudini alimentari ma presto la scelta si estende agli tutti gli ambiti della quotidianità. "Il numero di persone che acquista abbigliamento, calzature e cosmesi vegan cresce e il mercato cerca di rimanere al passo -dice Sauro Martella, vice presidente della neonata Associazione vegani italiani, l'ultima delle tante realtà fondate per promuovere questa filosofia-. Così, ad esempio, in meno di un decennio le aziende certificate "VeganOk" sono diventate più di cento".

Produttori di maglioni in pile, giubbotti in lorica e velluto, sciarpe in viscosa, coperte in microfibra, tappeti in cotone, candele in paraffina: tutti beni privi di colle tossiche, materie prime o sostanze testate su animali. E per non dover rinunciare al fashion, ecco le collane e gli accessori Caracol: "Recupero materiali che non hanno avuto niente a che fare con lo sfruttamento, cucio tutto a mano con filati sintetici, e se devo ravvivare qualche scampolo di tela uso colori naturali", racconta Eleonora Battaggia. Serve biancheria per la casa? Nel trevigiano, Ali confeziona salviette, lenzuola e perfino intimo. 

Per orientarsi fra le aziende ed essere sicuri di acquistare merce realmente cruelty free, si può far riferimento alle certificazioni di Icea, Istituto per la certificazione etica e ambientale, Eceae, European coalition to end animal experiments, e Lav, Lega anti vivisezione, oppure alle autocertificazioni come VeganOk. Infine, cercare di conoscere direttamente la filiera di produzione di ciò che si intende acquistare è più di una buona pratica: può essere un modo per evitare eventuali raggiri.

Fra festival e mercatini, i veterani di questo stile di vita ancora non si capacitano di quanto sia diventato facile mangiare, vestirsi e arredare la casa senza sfruttare gli animali. "Fino a 20 anni quest'alternativa era pressoché sconosciuta in Italia -dice Roberto Politi, fra i fondatori di viverevegan.org-. Poi l'informazione ha smosso le coscienze e ora non c'è ambito in cui non si possano fare acquisti consapevoli".

Tanti passi avanti sono già stati fatti ma la strada per responsabilizzare la collettività è ancora lunga. Lorenzo Guadagnucci, attivista, giornalista e autore del libro "Restiamo animali" (in uscita per Terre di mezzo Editore) che prende il via dalla trasmissione che lui stesso conduce ogni giovedì alle 11.30 sulle frequenze di Controradio, allarga lo sguardo alle sfide del futuro: "La consapevolezza che questa filosofia si basi sul rifiuto di un sistema di dominio e sfruttamento economico e sociale, fatica a farsi largo. Oltre che una scelta etica, il vegan è una scelta politica: è in questa direzione che deve crescere la sensibilizzazione".

 

Testo: Laura Bellomi

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