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Sponsor imbarazzanti
La scelta di Eni? "Dovevo trovare il modo di farlo questo forum", risponde il ministro Riccardi. Le ong: "Dovremmo parlare di sviluppo sostenibile, non di petrolio".

"È giusto che le associazioni abbiano detto quello che si sentivano di dire. Io però dovevo trovare il modo per farlo questo Forum". Così il ministro Andrea Riccardi risponde alle critiche rivolte da associazioni e ong alla scelta di Eni tra i principali sponsor del Forum internazionale sulla cooperazione, iniziato oggi a Milano. "È bene che nel mondo delle ong ci siano anime diverse -aggiunge-. Credo che l'importante fosse iniziare questo percorso". Era proprio l'unica azienda che poteva sostenere quest'iniziativa?. "Non sono stato capace di trovarne altre", dice.

E le polemiche non si placano. Eni è indigeribile anche per i partecipanti al forum. "La carrellata di progetti di Eni in Africa era davvero evitabile", commenta Sergio Marelli, presidente di Focsiv. L'intervento dell'amministratore delegato dell'azienda Paolo Scaroni al Forum non è piaciuto al parterre. "La mia considerazione su questo sponsor è duplice -aggiunge Marelli-: primo in assenza di risorse bisogna trovare chi sostenga i progetti, ma ancora una volta sono i soldi a conquistarsi il palco". Un elemento positivo però c'è: "Finalmente si è tornati a parlare di cooperazione, è questo che conta".  Molto dura anche la reazione del portavoce del Forum del terzo settore milanese Emanuele Patti. "Trovo imbarazzante l'enfasi con cui si è parlato di Eni come il più grande produttore petrolifero in Africa", commenta. "Nella città di Expo si dovrebbe parlare di sviluppo sostenibile e di ambiente e non di petrolio", chiosa. 

 

Redazione: Lorenzo Bagnoli, 1.10.2012

 

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News del 28.09.2012

Forum della cooperazione di Milano (1-2 ottobre): le associazioni bocciano gli sponsor, soggetti come Eni, Microsoft e Intesa San Paolo.

 

Il Forum sulla cooperazione organizzato a Milano dal ministro Andrea Riccardi piace sempre meno. Soprattutto per gli sponsor scelti: Eni, Microsoft e Intesa San Paolo. E sono 12 le associazioni, ong e cooperative sociali che hanno sottoscritto un documento, dal titolo "Cooperazione No logo" con cui bocciano il Forum, che si terrà a Milano l'1 e il 2 ottobre. "Siamo stupiti dal fatto che parte dell’organizzazione sarà pagata da sponsor che hanno ripetutamente violato i diritti umani e calpestato i valori della cooperazione che vorremmo. Nel processo partecipativo che ha portato al forum, gli organizzatori non hanno mai comunicato la scelta degli sponsor, né dei relatori chiave che apriranno i lavori lunedì mattina". I firmatari sono: Un ponte per…, Fair e Fairwatch, Consorzio città dell’altra economia, Reorient onlus, Lunaria, A Sud, Servizio civile internazionale-Italia, Attac-Italia, Mondo senza guerre e senza violenza, Casa per la pace Milano, Rete Artisti contro le Guerre, Ragnatela, Comitato Pace Convivenza Solidarietà Danilo Dolci.

Secondo le associazioni c'è una stridente contraddizione tra i valori che ispirano le ong e la cooperazione internazionale e le attività nel mondo degli sponsor. "Cosa penserà, ascoltando l’intervento dell’amministratore delegato dell’Eni, chi ha lavorato in Nigeria con le popolazioni esasperate dal gas flaring, dagli sversamenti di petrolio e dalla militarizzazione del territorio dovute alle attività estrattive? - si legge nel documento -. O chi ha visto in Iraq esponenti dell’Eni arrivare poco prima delle truppe di occupazione italiane nel 2003 a Nassiriya? Chi pratica la cooperazione nel nome della solidarietà e amicizia tra popoli quell’anno gridava “No blood for oil ” nelle piazze di tutto il mondo. Ma ci sentiremo ugualmente a disagio, noi che abbiamo ammirato le idee di Sankara, ascoltando il saluto dell’attuale presidente del Burkina Faso, che organizzò nel 1987 il golpe per rovesciarne il governo e assassinarlo. Altri sponsor come Microsoft e Banca Intesa non ci pregeranno di interventi sul futuro della cooperazione ma pesano sul forum i loro finanziamenti, a scopo meramente pubblicitario e persino prodotti da credito fornito all’industria militare".

La cooperazione è sempre più legata agli affari e alla politica estera. Le ong però non ci stanno.

"Nel 2006 c’erano stati gli 'Stati Generali della Solidarietà e Cooperazione Internazionale' convocati da associazioni e movimenti, con il coinvolgimento dell’allora vice ministro agli Esteri con delega alla cooperazione, per cambiare la politica italiana in tema di pace e solidarietà tramite una vasta partecipazione della società civile. Il percorso produsse riflessioni ed elementi innovativi che avrebbero dovuto sostenere una riforma dell’obsoleta legge italiana della cooperazione, ma fu molto ostacolato. Nel 2012 le consultazioni sulla bozza del nuovo disegno di legge – in discussione al Senato - rimangono tra addetti ai lavori, con un approccio tecnico che non mette in discussione la filosofia dell’attuale cooperazione italiana: strumento di politica estera piuttosto che di solidarietà, dei diritti, della pace e del dialogo. Il Forum di Milano poteva produrre delle proposte alternative ma rischia di diventare una kermesse in cui per mettere insieme tutti non si giungerà a nulla. O si faranno gli interessi di chi dalla cooperazione vuole ricavare profitti, come scritto nel dna dell’impresa privata".

"La cooperazione che vogliamo e pratichiamo è un’altra -scrivono le associazioni-, guarda altrove e oltre il solo orizzonte italiano. La cooperazione che vorremmo è fatta di partenariati e solidarietà reale tra comunità e soggetti che difendono i diritti umani e ambientali, che sperimentano nuovi modelli economici di produzione e commercio rispettosi dell’uomo e della natura, scambiandosi idee e visioni sul futuro ancora prima che capitali, progettando interventi civili di pace per prevenire i conflitti o trasformarli, impegnandosi nella riconciliazione nazionale e tra popoli sulla base di un’idea comune di giustizia. Rifiutiamo quindi nettamente la commistione tra aiuti umanitari ed interventi militari, e tra cooperazione e affari. Questa non è utopia ma quanto già si fa in molti altri paesi europei e fanno da anni centinaia di realtà italiane con i loro partner nazionali e internazionali, esplorando ed estendendo continuamente la vera frontiera della nostra cooperazione".

 

Redazione: Lorenzo Bagnoli, 28.09.2012

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