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Moda dell'altro mondo
Si chiama S.I.M (Socially Integrated Manufacturing) il sistema produttivo che intreccia design italiano e manifattura etiope creato dal marchio Braghetterosse. La cheetha, invece, è il tessuto tradizionale cingalese, portato in tutto il mondo da Deneth. Due marchi costruiti sulla cooperazione con Paesi del Sud del mondo.

Il marchio Braghetterosse, creato dalla stilista Giovanna Villani, sarà tra i protagonisti di So Critical So Fashion, la fiera della moda critica di Milano, in apertura il prossimo venerdì 21 settembre. "In sostanza - spiega - acquisto la merce con cui realizzo i miei pezzi da fornitori che stanno ad Addis Abeba e recupero settori della manifattura locali che altrimenti sarebbero marginalizzati". Il lavoro è commissionato a lavoratrici che stanno in fabbriche locali, per le quali il mercato estero  sarebbe altrimenti irraggiungibile. Così quei manufatti, invece che finire in qualche bancarella etiope, diventano componenti di prodotti destinati al mercato internazionale. In più, le etichette del prodotto finale sono cucite da donne che prendono parte a progetti umanitari. È così che nascono le bustine con la zip di Papagoochi baggles e le borse di Mamamilk bags, le due collezioni che la stilista porterà a So Critical So Fashion. 

Oltre ad offrire un guadagno maggiore ai laboratori, Braghetterosse trasforma il rapporto di scambio tra produttori etiopi e aziende straniere. "Nel dare importanza a chi è marginalizzato dal mercato, a chi non ha accesso a palcoscenici internazionali, si intraprende un percorso totalmente nuovo. Non sono abituati a potersi esprimere in questo modo. È questo secondo me il dato più importante", dice. In più, questo ossigena la manifattura locale, altrimenti destinata a subire il saccheggio di merci come la pelle ovina, uno dei pochissimi beni esportati dall'Etiopia. In questo modo, invece, nascono dei veri partner commerciali con le aziende occidentali. Uno dei progetti umanitari con cui collabora Braghetterosse si chiama Egiserà. Chi ci lavora, racconta Villani, oltre ad apprendere un mestiere, quello della manifattura tessile, è pagato solo a condizione che continui a frequentare la scuola. Sostenendo così economia ed educazione.

Anche Deneth Piumakshi lavora con artigiani di un posto marginalizzato dal mercato internazionale: lo Sri Lanka. Ma lei quel Paese non l'ha scelto, ci è nata. Eppure è riuscita a farsi conoscere in tutto il mondo e venerdì prossimo, 21 settembre, sbarcherà a So Critical So Fashion 2012 con una delle collezioni più interessanti della fiera. Deneth, così si chiama il brand, produce abiti e accessori d'abbigliamento. Il segreto del suo successo è aver reinventato il "Cheetha", un cotone tradizionale stampato con colori molto accesi e fantasie floreali. Così ha creato due laboratori a "a conduzione familiare", delle piccole imprese capaci di sostenere l'economia del suo villaggio d'origine, Kurunegala, e Colombo, la capitale. Ci lavora tutta la sua famiglia: la sorella come addetta stampa, la madre come manager e il padre, un pittore molto noto negli anni '90 con lo pseudonimo di Muné, come consulente e critico.

 

Redazione: Lorenzo Bagnoli, 19.09.2012

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