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Price is rice

Il prezzo equo? Si calcola in riso e non in moneta: un chilo per due ore e mezza di lavoro. È quanto fa la cooperativa Base in Bangladesh, che impiega circa 10mila donne. Rossana Vittani, designer impegnata da dieci anni nel progetto, ha coinvolto gli studenti del Naba, l’Accademia milanese di Belle Arti, in un laboratorio con lo scopo di conoscere le tecniche di tessitura locali. “Alle lezioni – racconta – hanno partecipato 15 studenti del corso di Textile e i quattro più motivati sono venuti in Bangladesh“. L’esperienza è poi diventata un documentario “Price is rice”, che sarà proiettato il 22 settembre alle 15 a So Critical So Fashion, in sala Carroponte.

La principale tecnica tessile adottata in Bangladesh è il kantha, una lavorazione in punto continuo dove le tracce da seguire sono disegnate con un inchiostro che poi scompare. Questo è stato una delle principali nozioni acquisite dagli studenti del workshop. Ma il lavoro di Base non si limita a questo: la cooperativa produce anche oggetti in fibra di juta, cesti di paglia e portavasi. “Il documentario ‘Price is rice’ – continua Vittani – racconta lo svolgimento del workshop e la vita nei laboratori, attraverso le voci delle lavoratrici, del ragazzo disabile che ora gestisce il progetto, di Angela Gomes, la fondatrice e tanti altri”.

Il cuore dell’intero cortometraggio è una domanda: che cos’è il mercato equo? “Non esiste una ricetta né una sola risposta – commenta Vittani -. Il messaggio che io ho voluto far passare ai ragazzi era solo di avere un approccio più consapevole e rispettoso”. E in questo senso il salario pagato a sacchi di riso acquista importanza. “Pagare in euro è difficile (un euro corrisponde circa a 90 taka, la moneta locale, ndr) e spesso chi commercia se ne approfitta”, aggiunge. Basti pensare che di solito la paga oraria vale tra i 2 e i 5 taka, mentre un chilo di riso corrisponde a 25.

Vedi anche (in proiezione a So Critical So Fashion, ven 21 ore 19) il documentario “Behind the label”, cosa si nasconde dietro il cotone che indossiamo.

Redazione: Lorenzo Bagnoli, 14.09.2012

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