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Nonni bricolage
Protesi e ausili per i disabili costano un occhio della testa. Le aziende costruttrici sono poche e ci speculano. Ma c'è chi ricorre al fai da te e in Francia hanno istituito un premio.

Un passeggino "speciale"? 4.400 euro. Un seggiolino in gommapiuma e velcro? Mille euro. Un paio di scarpe? 870 euro. Non stiamo parlando di oggetti di lusso, ma di ausili indispensabili per rendere meno faticosa la vita di bambini e adulti con gravi disabilità. Costi altissimi, dovuti anche al fatto che le aziende che li costruiscono sono poche e speculano. Per questo molte famiglie ricorrono al fai da te.

In Francia c'è un concorso, dedicato alle loro idee, promosso da Handicap International e Leroy Merlin: da 15 anni offre un sostegno materiale alle migliori invenzioni proposte da parenti e amici. 

Ma anche in Italia ci si ingegna. Aldo Dall'Ara, "nonno Aldo", vive a Cesena e non può partecipare al concorso francese, altrimenti forse si aggiudicherebbe il primo premio, con la "tricicletta" inventata per la nipotina Elena (video, qui): da giugno la porta ogni sera a spasso, per le vie del centro, senza che nessuno dei due soffra il caldo estivo. "Ho lavorato circa un mese e mezzo: qualche ora al giorno, poi mille ripensamenti, i sogni la notte... A giugno, la trici era pronta e, da quel giorno, quasi ogni sera ci facciamo il nostro giro. Noi ci divertiamo, i suoi genitori si riposano".

Chiara Bonanno è assistente sociale e mamma di un ragazzo con grave disabilità. Ha tanta esperienza, che racconta e condivide sul suo sito (www.chiaraesimone.it), e combatte ogni giorno le sue battaglie e una sua idea se l'è fatta: "Per abbassare i costi degli ausili, ci vorrebbero i cinesi": non solo una provocazione, visto che "i rivenditori cinesi già hanno alcuni ausili". A bloccarli, per il momento, sono solo i severi regolamenti europei sulla sicurezza. "Ma sono sicura che presto troveremo carrozzine e altri ausili anche dai cinesi. E finalmente, forse, i prezzi di abbasseranno".

Dietro i costi esorbitanti di tanti ausili, spesso molto semplici, c'è infatti "una grande speculazione", sostiene Chiara. "La carrozzina di mio figlio, che doveva rispondere alle sue esigenze particolari, costa 34mila euro, come un'automobile di lusso. Un mio amico disabile passa sei mesi l'anno in Thailandia: ha comprato lì un ausilio per l'automobile, molto semplice, che serve a comandare un pedale con le mani: l'ha pagato pochi euro, mentre qui costa più di 10mila euro, perché in Italia c'è una sola ditta che lo produce. Speculazione e monopolio, ecco qual è il problema. Nei centri di riabilitazione, negli ospedali e perfino negli uffici protesici si creano delle ‘convenzioni' con rappresentanze di aziende ortopediche, che veicolano gli acquisti degli utenti. Ma la speculazione consiste anche nella riduzione della performance. È la vicenda che mi è accaduta ultimamente, con il comunicatore di mio figlio: la ditta americana che lo produceva, assicurava 4 minuti di registrazione e lo vendeva a 150 euro. La ditta che lo rivende in Italia, ha aumentato il prezzo e dimezzato la prestazione. In questo modo, le famiglie sono costrette ad acquistarne due, perché a scuola i 4 minuti di registrazione sono necessari".

La soluzione? Per Chiara ci sarebbe, ma "è un'idea rivoluzionaria, che molti non condividono: introdurre il meccanismo del rimborso. Dovrebbe funzionare come l'assistenza indiretta: la famiglia acquista l'ausilio dove vuole e successivamente viene rimborsata dalla Asl". Intanto, però, "la necessità aguzza l'ingegno e le famiglie sono vulcani di idee. Tanti degli ausili commercializzati dalle ditte sono frutto di idee dei familiari. Lo Squiggles, per esempio, che è un ausilio per la seduta, fatto di velcro e gommapiuma, viene venduto a circa mille euro, ma sicuramente è stato inventato dalle famiglie: con 100 euro di materiale e con l'aiuto del terapista, chiunque può fabbricarlo. Anche il guscio, una seduta in gommapiuma che viene modellata sulla persona disabile e adattata alla postura, è nata dall'idea di un genitore. L'ha poi visto un'azienda di Reggio Emilia, che ha ripreso l'idea, l'ha modificata e ora si rivende il guscio a più di 1.500 euro".

 

Testo: Chiara Ludovisi, per Redattore Sociale

 

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