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Ramadan nelle tendopoli
Si organizzano le attività per il digiuno rituale musulmano, che inizierà il 20 luglio: i capi-campo a confronto con i rappresentanti della comunità musulmana. A Carpi, cucine aperte oltre l’orario abituale, pasti confezionati e termos di bevande calde.

Lo ha detto anche il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli, intervistato questa mattina da Radio Città del Capo: “Questo è stato il primo sisma che ha colpito una zona altamente produttiva e che, a differenza di altri terremoti, ha colpito tanti cittadini stranieri”. Si tratta, secondo le stime fatte “a braccio” da alcune assistenti sociali impegnate nel modenese e in altri luoghi colpiti dal sisma, di una percentuale che viaggia tra il 50 e l’80% delle persone che si trovano nelle tendopoli allestite dalla Protezione civile (31 quelle attive). Fare un conto preciso è impossibile, ma molti, tra gli stranieri nei campi, sono di religione musulmana. Motivo per cui il Ramadan, che inizia quest’anno il 20 luglio, arriverà anche tra le tende dei terremotati. Proprio oggi, la questione è stata al centro di una riunione organizzata dalla Dicomac (Direzione di comando e controllo) allestita a Bologna insieme ai Centri di coordinamento provinciali di Bologna, Modena, Ferrara e Reggio Emilia. “Già nei giorni scorsi – spiegano dalla Dicomac – avevamo diramato una circolare per invitare i capi campo a prendere contatti con i rappresentanti delle comunità musulmane locali: abbiamo evitato di dare indicazioni generali, per permettere a ciascuno di organizzare le attività del campo secondo le esigenze degli abitanti”. Sono in atto contatti con Federalberghi, per verificare la disponibilità degli alberghi che hanno ospitato i terremotati a fornire i pasti notturni. “L’obiettivo è di permettere a chi rispetta il Ramadan di svolgerlo, e di non intralciare chi non è di fede musulmana”. Possibili problemi di convivenza? “Ad oggi sembra che l’organizzazione si stia avviando bene, problemi non si possono mai escludere, come in qualsiasi situazione in cui si è obbligati a una convivenza stretta, a cui si aggiungono il caldo e la stanchezza”.

Le soluzioni possibili riguardano pranzi al sacco, alimenti freddi, termos per le bevande calde e, a volte, cucine aperte in orari straordinari. A San Felice, ad esempio, “i gestori delle cucine del campi si sono raccordati per tenerne una aperta tutta la notte” spiegano dalla Dicomac.

A Carpi, invece, dove l’80% dei circa 500 abitanti della tendopoli sono stranieri, in gran parte di fede musulmana, le cucine saranno aperte per una mezz’ora in più alla sera (dalle 21 alle 21.30) per poter distribuire i pasti di rottura del digiuno e le pietanze da consumare fredde per la colazione del mattino. Termos per le bevande calde, che saranno fornite sempre alla sera oltre a, probabilmente, una tenda allestita come luogo di preghiera. “Abbiamo incontrato i rappresentanti della consulta per l’immigrazione” spiega Barbara Papotti, assistente sociale dell’Unione Comuni Terre d’Argine, che tiene insieme Carpi, Novi di Modena, Soliera e Campogalliano. “La cucina nel campo di Carpi è gestita dalla Croce Rossa, che ha già esperienza in campi abitati da persone di fede musulmana”. 

 

 

COMMENTO DEL CAPO DELLA PROTEZIONE CIVILE, GABRIELLI: "Il 20 inizia il Ramadan, sara' test"

Nei campi-tende delle zone terremotate dell'Emilia-Romagna non si sono registrati problemi o tensioni tra cittadini italiani e stranieri. La convivenza in spazi ristretti, pero', e' comunque delicata, ancor piu' ora che il Ramadan e' alle porte. "Il 20 iniziera' il Ramadan, anche quello sara' un test importante, lo abbiamo avuto anche a L'Aquila ma l'incidenza e la proporzione dei cittadini di fede musulmana li' era molto limitata. Invece qui abbiamo campi in cui c'e' addirittura una predominanza", afferma il numero uno della Protezione civile Franco Gabrielli, intervistato questa mattina ai microfoni di Radio citta' del Capo. La Protezione civile come si prepara ad vivere il mese di 'digiuno' previsto dall'Islam sotto le tende? "Stiamo cercando di renderlo compatibile, abbiamo gia' detto che, cosi' come non abbiamo realizzato chiese, non abbiamo intenzione di realizzare moschee, per un discorso di equita', ma faremo tutto il possibile perche' questa legittima e sacrosanta espressione del culto sia quanto piu' favorita o quanto meno non ostacolata", afferma Gabrielli.

Rimanendo in tema di stranieri, il capo della Protezione civile si e' soffermato a ragionare sul fatto che lo e' la maggior parte delle persone che vive nei campi tenda: non hanno trovato alternative e soprattutto hanno manifestato una certa paura ad allontanarsi dai territori in cui si erano insediati. "Nelle tende resta chi e' meno attrezzato, per cui l'allontanamento presuppone una preoccupazione sulla possibilita' di mantenere radici e di poter tornare". E' anche per questo, spiega Gabrielli, che per il periodo della ricostruzione si sta pensando di creare dei "percorsi di rimpatrio volontario assistito per gli stranieri, garantendo loro la continuita' del permesso di soggiorno, affinche' non venga loro negato in prospettiva il ritorno".

Il rientro nei paesi d'origine, potrebbe coincidere con il periodo necessario a ripristinare le abitazioni e a consentire di trovare occupazioni stabili per le persone terremotate. Porterebbe "un doppio beneficio- afferma Gabrielli- per loro e per noi, per non trovarci a dover sopportare per un tempo indefinito l'assistenza a persone che magari non hanno la possibilita' di trovare un'adeguata occupazione sul territorio nazionale". Del resto ieri, quando il decreto per la ricostruzione e' stato approvato dal Senato, e' stato votato un emendamento che prevede la proroga di un anno del permesso di soggiorno per i cittadini stranieri delle zone terremotate.

La grande presenza di stranieri, spiega Gabrielli, e' uno dei tratti distintivi del terremoto del maggio scorso. E' un elemento nuovo, rispetto a terremoti passati, insieme al fatto che la zona colpita sia per la prima volta un distretto altamente produttivo. Dice infatti il numero uno della Protezione civile: "Questo e' un terremoto molto particolare, e' il primo che ha colpito una zona particolarmente produttiva, cosi' non era il Friuli, l'Irpinia, l'Umbria, le Marche, cosi' non e' stato l'Abruzzo. E' stato un terremoto che ha colpito soprattutto per la necessita' di dare assistenza di un certo tipo a cittadini extracomunitari. Ci sono tutta una serie di peculiarita' che lo rendono unico", afferma Gabrielli.

 

 

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21 giugno - Ramadan nei campi: la prima notte supera il test

Niente problemi né lamentele nei campi di Carpi, Fossoli e Cortile dove circa 150 musulmani praticanti hanno iniziato il Ramadan. Cestini da asporto, latte, acqua, succhi di frutta e biscotti per i loro pasti notturni.

È iniziato questa notte nelle tendopoli dell’Emilia-Romagna terremotata il digiuno rituale musulmano. E l’organizzazione, almeno a Carpi, Fossoli e Cortile, sembra aver passato il test della prima notte. “Noi ci abbiamo messo tutta la nostra buona volontà – racconta Rocco Cosentino, responsabile per la Croce Rossa del servizio mensa nei 3 campi – e tutto si è svolto in maniera tranquilla, senza problemi o lamentele”. Un litro d’acqua, uno di latte, un brick di succo di frutta. E poi, brioche e biscotti e, a scelta, un panino, un’insalata, un piatto di pesce o di kebab. È il menu scelto per il cestino da asporto che costituirà il pasto notturno per chi celebra il Ramadan nel campo tenda di Carpi, gestita dagli operatori e dai volontari della Protezione civile arrivati dalla Basilicata dopo i terremoti del 20 e del 29 maggio. Fino al 18 agosto, i praticanti non potranno né mangiare né bere dall’alba al tramonto e consumeranno solo due pasti nell’arco delle 24 ore, la cena e un pasto notturno intorno alle 4 del mattino. “Abbiamo preparato circa 400 cestini – racconta Cosentino – una cifra che corrisponde al numero di persone di fede musulmana nei 3 campi, ma sono circa 150 quelli che abbiamo distribuito”. Donne in gravidanza, bambini al di sotto dei 12 anni sono, infatti, esentati dal digiuno. 

Nei giorni scorsi si sono svolti preparativi e incontri per organizzare la vita dei campi in maniera compatibile con i ritmi del digiuno: ogni tendopoli si è auto organizzata, in base agli accordi tra i responsabili del campo e i rappresentanti degli occupanti di fede musulmana così come stabilito il Dicomac (il Dipartimento di controllo e comando della Protezione Civile) che, per evitare imposizioni, ha lasciato loro libertà di organizzarsi. A Carpi, gli incontri hanno coinvolto la Protezione civile, il Centro operativo comunale e i membri della Consulta per l’immigrazione dell’Unione Comuni Terre d’Argine. Per la prima sera, l’ora della rottura del digiuno (calcolata in base al tramontare del sole) “è intorno alle 20,57 – spiega Cosentino –. A Carpi la cucina, che solitamente chiude tra le 21 e le 21.30, rimarrà aperta fino alle 22 o alle 22.30: ci siamo organizzati in due turni di distribuzione dei pasti, il primo per tutti e il secondo con partenza alle 20.30 di modo che alle 21, chi deve rompere il digiuno sia in condizioni di farlo”. Insieme alla cena saranno distribuiti anche i cestini per il pasto notturno. “Poiché nel periodo del Ramadan si consumano molti liquidi e molti zuccheri, nel campo di Carpi abbiamo allestito un piccolo punto ristoro che resterà sempre aperto con 2 frigoriferi per lo yogurt e l’acqua fresca e dei contenitori per le bevande calde come il latte, il tè, il caffè”. “Inoltre – aggiunge Ciffe Ousmane, presidente della Consulta per l’immigrazione – si è deciso di allestire, all’interno del campo e accessibile solo ai suoi abitanti, una tenda per la preghiera ed è stato scelto l’imam che la guiderà”.  

Al momento, conferma il presidente della Consulta, la prospettiva dell’avvio del digiuno rituale non sembra avere scatenato conflitti o polemiche all’interno del campo. “Man mano che il Ramadan procede, ci confronteremo con l’imam del campo per raccogliere i bisogni che emergono tra i partecipanti. Inoltre, siamo in continuo contatto con la Protezione civile e con il Comune”. “In accordo con la consulta – spiega Barbara Papotti, responsabile dell’Ufficio di piano dell’Unione delle Terre d’argine – abbiamo deciso per un avvio ‘morbido’, che ci permetta in caso di necessità di aggiustare il tiro a seconda delle esigenze che emergeranno”. 

 

 

 

 

Testo: Redattore Sociale

 

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