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Accoglienza bimbi sahrawi

Vivono nei campi profughi nel deserto algerino di Tindouf, spesso senza cure e adeguata assistenza. Tra i 300 bambini Sahrawi arrivati in Italia per passare l’estate, con ilprogetto “Piccoli ambasciatori di Pace” dell’Associazione nazionale solidarietà per il popolo sahrawi (Ansps), ci sono anche 69 piccoli disabili. Hanno tra i 6 e i 14 anni e soffrono di patologie più o meno gravi: epilessia, ritardi motori e mentali. A occuparsi di loro fino alla fine di agosto è l’associazione “Rio de Oro” di Macerata, che dal 2005 si dedica all’assistenza dei bambini Sahrawi. Durante la loro permanenza, i minori vengono visitati e, se necessario, sottoposti a interventi chirurgici. “Nei quattro campi profughi almeno in una famiglia su tre c’è un disabile – racconta Rossana Berini, presidente dell’associazione -. Le cause sono più d’una: consanguineità, scarsa attenzione medica, alimentazione povera e frequenti infezioni”.

L’associazione “Rio de oro” ha sedi in sei regioni. Quest’anno otto bambini sono accolti in Sardegna, cinque in Puglia, sei in Emilia-Romagna, 19 a Grottammare (Ap), dieci in Toscana e 21 tra Cologno Monzese (Mi) e Gavardo (Bs). “Cerchiamo di seguirli durante la riabilitazione – spiega Berini -, fino a quando non sono in grado di fare una vacanza normale e unirsi agli altri gruppi. Per questo alcuni bambini vengono in Italia più di una volta”.

Per aiutare la popolazione dei campi a riconoscere e comprendere le disabilità, l’associazione realizza attività informative e distribuisce farmaci nelle “scuole speciali”, istituti per disabili e ciechi gestiti dall’Autorità della Repubblica araba Sahrawi democratica, presente all’interno di ogni campo. “Il problema è che scarseggia il personale formato per assistere i bambini”, afferma Berini, che ogni anno, da settembre a giugno, si trasferisce nei campi profughi. Inoltre, sottolinea la presidente, “il recupero di chi ha disabilità motorie è difficile: vivono in mezzo al deserto, passano il tempo nelle tende e non riescono a camminare molto”.

La maggior parte dei Sahrawi, circa 250mila persone, vive in esilio. Il Marocco infatti non riconosce l’indipendenza della Rasd e ostacola il referendum, proposto dall’Onu, che permetterebbe alla popolazione di decidere se avere un proprio Stato o far parte di quello marocchino.

Testo: Ludovica Scaletti, per Redattore Sociale

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