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Islam sotto il sole
A Milano, i fedeli milanesi si preparano al Ramadan, che inizierà il 21 luglio, tra mille difficoltà: "Da due mesi 1.200 persone non hanno un posto dove pregare", denuncia il direttore della Casa della cultura islamica in via Padova.

MILANO - "Da due mesi 1.200 persone non hanno un posto dove pregare il venerdì. Palazzo Marino ci ha delusi". L'accusa viene da Asfa Mahmoud, direttore della Casa della cultura islamica di via Padova a Milano, finora uno dei centri più moderati e aperti al dialogo con le istituzioni. Sono circa 5mila i fedeli che lo frequentano, ma la sede è in un garage che al massimo ne può ospitare 1.800. Gli altri finora si dividevano fra la palestra comunale di via Cambini e il teatro Ciak, che però è stato chiuso. "Il Comune ci aveva promesso un'altra sistemazione. Se va avanti così faremo un sit-in di protesta davanti a palazzo Marino".

Intanto i musulmani milanesi si preparano al Ramadan (21 luglio - 19 agosto). La casa della cultura di via Padova celebrerà in autonomia la festa finale de "L'Aid el Fitr". "Abbiamo chiesto come ogni anno il campo di calcio della parrocchia di san Giovanni Crisostomo - spiega il direttore - e anche la tensostruttura del Palalido, ma non abbiamo ancora avuto risposte". In occasione del digiuno rituale la comunità di via Padova offrirà 250 pasti serali al giorno per le persone in difficoltà e organizzerà incontri e dibattiti aperti a tutti.

Sarà una festa unitaria invece quella delle 15 associazioni aderenti al Caim (coordinamento delle associazioni islamiche milanesi). "Per la prima volta la comunità - si legge sulla pagina Facebook del coordinamento - si riunisce in un evento collettivo in cui si manifesta tutta la sua pluralità, rappresentando nel modo migliore quell'unità nella diversità che la contraddistingue". Non è ancora deciso dove si riuniranno i circa 30mila fedeli attesi per l'evento. "Siamo in trattativa con i gestori di alcune strutture - afferma Davide Piccardo, coordinatore del Caim - ma di certo non andremo all'ex Palasharp".

 

Testo: Ludovica Scaletti, per Redattore Sociale

 

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