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In cinque anni a Milano oltre 500 pandilleros sono finiti alla sbarra. Alcuni reclutati su Facebook o Hi5. Parte oggi la campagna di una decina di adolescenti contro la violenza.

Non è una pura coincidenza. Anzi forse sta proprio lì il motivo per cui entrano a far parte di una pandilla. I 531 adolescenti e giovani latino americani finiti sotto processo a Milano, dal 2006 al 2011, sono tutti (tranne uno) nati nel loro Paese d'origine, in particolare Ecuador, Perù, Brasile, repubblica Dominicana e El Salvador. Sono arrivati in Italia per ricongiungersi ai genitori (di solito la madre), quando erano già grandicelli, se non adolescenti. Un "salto" traumatico da un continente all'altro, in cui si perdono i punti di riferimento. E la banda diventa l'unica fonte di sicurezza. Di fronte ai giudici sono comparsi soprattutto maschi (451) e i reati più frequenti sono furto (20% dei casi), lesioni personali (18,8%), rapina (16%), danneggiamento (8,8%) e porto abusivo d'arma (8,4%). Ci sono stati però anche 18 omicidi o tentati omicidi. I fascicoli giudiziari a carico di giovani latino americani sono in aumento: nel 2006 erano 50, saliti a 99 nel 2010 per arrivare a 123 nel 2011. In netto contrasto con quanto sta accadendo con i casi che coinvolgono tutti gli altri minori: negli ultimi tre anni, infatti, sono diminuiti. È questo il quadro che emerge dallo studio del progetto "Latinos", realizzato dall'agenzia di ricerca sociale Codici in collaborazione con Comunità nuova e le associazioni Soleterre e Suonisonori. Lo studio è stato presentato questa mattina insieme a rappresentanti delle forze dell'ordine e della magistratura.

Il reclutamento di nuovi pandilleros avviene anche su Facebook e Hi5: "Negli ultimi mesi ho parlato con molti ragazzi che mi hanno raccontato di essere stati agganciati dalla banda tramite i social network - racconta Adriano Scuderi, sostituto procuratore di Milano-. Il primo contatto quindi ora avviene anche solo virtualmente". E su Youtube e Facebook punta la campagna "Nuestro corazon latino", pensato da una decina di adolescenti che hanno aderito al progetto Latinos: "Si sono chiesti quali sono i valori della cultura latina -spiega Valentina Bugli di Codici-. E hanno invitato amici e parenti a metterci la faccia per rilanciarli in una campagna che sbarcherà sui social network ma girerà anche nei centri di aggregazione o nelle discoteche. Il messaggio è che bisogna mettere in atto giorno per giorno i valori positivi, rifiutando la violenza". La presentazione della campagna è prevista per questa sera, alle 19, al Barrio's, alla Barona.

La maggior parte degli adolescenti finiti sotto processo, 452 su 531, hanno solo un fascicolo aperto. "Non sappiamo se è effettivamente l'unico reato commesso o è solo l'unico scoperto -sottolinea Massimo Conte dell'agenzia Codici-, ma possiamo ipotizzare che per molti il passaggio per il sistema della giustizia minorile rappresenta un evento circoscritto". Non si ha a che fare, insomma, con delinquenti incalliti. "È in effetti una minoranza, rispetto a tutti gli altri giovani, che può essere recuperata e salvata -aggiunge Giovanni Schettino, capo della II sezione della Squadra Mobile di Milano -. A volte commettono reati per motivi banali, come il furto o la rapina per racimolare soldi per organizzare una festa". In 17 casi il giudice ha deciso per "il non luogo a procedere" vista "l'irrilevanza del fatto", mentre per 64 ha scelto il "perdono giudiziale". Ad altri 57 è stata concessa la "messa alla prova": il reato viene estinto se l'imputato segue un percorso rieducativo in comunità o, pur restando in famiglia, frequentando un centro diurno. Sono invece stati condannati 79 adolescenti. Per molti altri, ben 358, il processo era ancora in corso mentre è stata svolta la ricerca.

Solo in un caso su tre questi adolescenti commettono reati da soli. Sono quasi sempre "in concorso" con gli altri appartenenti alla banda. Dai fascicoli giudiziari è emerso, in particolare, che per 17 volte il gruppo era composto solo da ragazze.

 

Per approfondire, rileggi l'inchiesta pubblicata su Terre di maggio 2011: Mamà pandillaRicucire il rapporto con i figli e tenerli lontano dalle bande. La sfida delle mamme sudamericane in Italia.

 

Testo: Dario Paladini, per Redattore Sociale

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