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Zingaropoli, condannati Lega e PDL

“Emerge con chiarezza la valenza gravemente offensiva e umiliante di tale espressione che ha l’effetto non solo di violare la dignità dei gruppi etnici sinti e rom, ma altresì di favorire un clima intimidatorio e ostile nei loro confronti”. Così si è espressa la Giudice del Tribunale di Milano, Dott.ssa Orietta Miccichè, dando ragione al Naga nella causa civile anti-discriminazione intentata nei confronti di Lega Nord e PDL per i manifesti affissi e le dichiarazioni fatte da Silvio Berlusconi e Umberto Bossi durante la scorsa campagna elettorale per il sindaco di Milano, in cui si paventava il rischio che la città potesse diventare una “Zingaropoli” in caso di vittoria di Pisapia.

Per la prima volta in Italia viene depositato un provvedimento giudiziario che condanna dei partiti politici per discriminazione” dichiara l’avv. Pietro Massarotto, Presidente del Naga, “è per noi una vittoria molto importante e vorremmo fosse intesa come un messaggio molto chiaro contro la normalizzazione dell’emarginazione e delle pratiche di esclusione sociale a cui purtroppo siamo stati abituati”.

Si sosteneva nel ricorso che non fosse possibile né legittimo per un partito politico utilizzare slogan e dichiarazioni manifestamente discriminatorie nei confronti di alcune comunità e gruppi sociali – nello specifico, nei confronti di una minoranza protetta ex lege (i Rom) – utilizzando l’esistenza stessa di detti gruppi e comunità come fattore di paura sociale nonché utilizzando termini apertamente denigratori e dispregiativi come “zingaropoli”. La Giudice ha accolto tale impostazione.

D’altra parte, anche il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa Thomas Hammarberg, a seguito della visita da lui effettuata in Italia durante la campagna elettorale milanese dell’anno scorso, aveva affermato di essere rimasto scioccato dai manifesti visti in città, rilevando come questi incidessero direttamente sui diritti delle popolazioni rom e sinti nonché sulle concrete possibilità di integrazione/interazione nella società.

Conclude Massarotto: “Speriamo che questo rappresenti un passo verso l’effettiva tutela delle minoranze nel nostro Paese, ma quello che più speriamo è di non dover mai più intervenire per questo genere di discriminazioni ‘istituzionali'”.


Comunicato stampa e sentenza sono disponibili a questo link.

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