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Il borgo degli artigiani
San Sebastiano Curone, il primo borgo stabile dedicato all'artigianato d'innovazione: "Siamo l'alternativa all'outlet di Serravalle che è a 25 km da qui"

Deve averci pensato a lungo Matteo, prima di decidersi a parlarne con il sindaco e con i compaesani. Ha cesellato il suo sogno fin nei dettagli, provando ad assemblare le tradizioni della valle con qualche elemento inusuale, come fa ogni volta che crea uno dei suoi gioielli. Finché un giorno ha preso coraggio e ha bussato di porta in porta. "In fondo non sono tante" scherza, mentre mi accompagna per le strade di San Sebastiano Curone, 632 abitanti in provincia di Alessandria.

È qui che nasce "Artinborgo": "Era il 2004, quando con un gruppo di amici ci siamo ritrovati a parlare delle difficoltà che avevamo nel nostro lavoro" racconta Matteo Bonafede, 35 anni, titolare della bottega Artbox, oltre che presidente di "Artinfiera, l'associazione nazionale degli artisti artigiani" (trovate il loro manifesto su artinfiera.it). La competizione del mercato, la "rincorsa" dei clienti tra un evento e l'altro, la solitudine che si patisce nelle tante ore trascorse in laboratorio e il desiderio spesso frustrato di poter trasmettere il proprio sapere agli altri. La soluzione arriva ed è creativa, come loro: trasformare San Sebastiano Curone nel primo borgo stabile dedicato all'artigianato d'innovazione. Un luogo dove far vivere e incontrare esperienze e arti differenti, ma anche dove invitare visitatori e acquirenti, il tutto con il coinvolgimento del territorio che li ospita e della sua economia.

"Siamo l'alternativa all'outlet di Serravalle che è a 25 km da qui -sorride la mia guida-: ogni nostro prodotto è realizzato a mano; e non abbiamo costruito neppure un edificio ex novo". Sì, perché le botteghe che si aprono lungo le viuzze, su e giù per il paese, c'erano già: erano 

semplicemente chiuse, utilizzate come garage e ripostigli. Sono quasi un centinaio, e non c'è da stupirsi: fino agli anni Cinquanta, infatti, San Sebastiano era un nodo viario di tutto rispetto, a 80 km da Milano, 110 da Torino e 60 da Genova, con ristoranti, negozi, un teatro e la sala da ballo.

"La prima difficoltà è stata superare la diffidenza dei proprietari -ammette Matteo-, ma quando hanno capito che avremmo pulito, imbiancato e
rimesso a posto i loro locali, sono stati ben contenti di lasciarceli in comodato d'uso". Un meccanismo che in questi sette anni si è rodato e ha
permesso agli artigiani di collaudare "Artinfiera", dedicando alcuni weekend d'estate al loro progetto e richiamando oltre 400 persone tra artisti
di strada (pittori, musicisti, scultori) e artigiani provenienti da tutta Italia, ma anche da Spagna e Francia. E che ora vedrà il borgo "aperto" ogni fine settimana, da aprile al 16 settembre. "È un altro piccolo passo -dice il presidente-: 15 botteghe verranno condivise e gestite ognuna a rotazione da quattro realtà diverse, per non appesantire troppo il lavoro. Non saranno vere e proprie officine, ma avranno uno spazio dimostrativo e chi vorrà potrà organizzare dei laboratori". Michela e Lavinia, le "Lavgon", l'estate scorsa hanno affascinato grandi e bambini con il loro telaio vivente, in cui gli intrecci di fili erano prima di tutto intrecci di persone. "Poter stare insieme fa bene a noi e alla nostra creatività: in questi anni sono nate collaborazioni impensate, chi fa piatti in argilla ha scoperto che con i merletti del vicino può creare oggetti ancor più belli" dicono madre e figlia che, come gli altri soci di Artinfiera, vengono ospitati in appartamenti messi a disposizione dal Comune. "Accompagnamo il progetto fin dall'inizio -spiega il sindaco, Francesca Leddi-, perché pensiamo sia un'opportunità per la gente che ha deciso di restare a vivere a San Sebastiano Curone, nonostante tutto, e per chi verrà, magari, in futuro". Matteo non è il solo a guardare avanti. Con lui ci sono quanti animano la "Casa del principe", un edificio appartenuto ai Doria, che in questa valle venivano in villeggiatura, e che oggi accoglie la biblioteca,
la ludoteca, corsi di yoga e taekwondo, "e perché no, domani, una scuola di arti applicate" dice, mentre mi indica una foto in bianco e nero.
"Chissà cosa avrebbe detto la Sguincetta, lei che era la signora dei fili e dei malfatti", immortalata in mezzo alla strada che ancora se la ride.

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