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La Prefettura risponde
Sul CIE di via Corelli a Milano, risposta scritta alla nostra inviata rimasta fuori dai cancelli: "accesso negato per ragioni di sicurezza".

Nel Cie di via Corelli a Milano la situazione è talmente tesa e drammatica che nessuno può visitarlo. È la Prefettura ad ammetterlo, tanto da metterlo nero su bianco nella risposta inviata a Ilaria Sesana, giornalista freelance, che per Terre di mezzo - street magazine ha chiesto più volte di entrare nella struttura. "A seguito di disordini avvenuti di recente, presenta alcune parti inagibili, che hanno reso necessario l'avvio di lavori di ristrutturazione", premette la Prefettura, che poi nega alla giornalista l'accesso al Cie per ragioni di sicurezza: "Il Ministero dell'Interno, interessato al riguardo da questa Prefettura, ha perciò espresso parere che, per prevenire il ripetersi di nuovi episodi, per il momento non possa essere consentito l'ingresso nella struttura ad estranei".

La presenza di una giornalista rappresenterebbe quindi la scintilla che fa scoppiare una nuova rivolta. Una motivazione che ribalta la logica dei fatti: i reclusi (circa 90) si ribellano per le difficili condizioni di vita all'interno del Cie di via Corelli e non perché una giornalista vuole documentarle. L'ultima rivolta è avvenuta il 15 gennaio, mentre nel 2011 è accaduto altre due volte. Inoltre il 21 marzo tre reclusi hanno tentato di suicidarsi ingerendo detersivo e altri due cercando di impiccarsi. 

 

Testo: Dario Paladini, per Redattore Sociale

 

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