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Omicidio del ghisa, l'imputato è minorenne
Dalle analisi del Dna è emerso che Remy Nicolic, arrestato per l'omicidio del vigile urbano Nicola Savarino, è nato nel maggio 1994 a Parigi e ha cittadinanza italiana. L'avvocato: "Siamo vicini alla famiglia di Savarino, ma gli atti raccolti finora potrebbero essere nulli".

Rom, rom di etnia sinti, zingaro, nomade di origine slava, slavo nato in Germania. Sul ragazzo recluso a San Vittore per l'omicidio del vigile urbano Nicolò Savarino è stato detto di tutto, ma ora sappiamo che Remi Nikolić è un cittadino italiano nato a Parigi il 15 maggio 1994, fratello di Gojko Jovanović (cittadino italiano nato ad Hamm, Germania), figlio di Snežana Nikolić (cittadina serba nata a Rašanac) e di Zoran Jovanović (che nonostante il suo nome straniero è un cittadino italiano nato a Busnago, nel cuore brianzolo della Padania). Mentre la comunità Rom di Milano attende invano delle scuse per il trattamento da “caccia allo zingaro” riservatole dalla stampa quotidiana nel corso di questa vicenda, la procura di Milano sarà chiamata nelle prossime ore a misurarsi con questi dati, che oggi noi possiamo confermare in esclusiva dopo aver esaminato i documenti del nucleo familiare e il test forense del Dna datato 10 febbraio 2012 che ne certifica gli effettivi legami di sangue.

Dati che sembrano consegnare alla cronaca un ulteriore dramma che si aggiunge al lutto della famiglia Savarino: la possibilità molto concreta che un ragazzo minorenne sia recluso in un carcere per adulti tra i più “duri” d’Italia, con la giustizia che si trasforma in vendetta negando quel supporto educativo, psicologico e assistenziale che la legge prevede anche per gli assassini, quando hanno meno di 18 anni. Un pasticcio aggravato dalle false generalità fornite dal ragazzo, che attualmente è registrato a San Vittore con il nome del fratello ventiquattrenne Gojko, a cui si aggiunge l'ondata di sdegno che ha attraversato il paese in seguito all'omicidio Savarino, aumentando il "peso" sul tavolo del Gip dell'esame radiologico che attribuiva al ragazzo una età approssimativa di diciotto anni. In assenza dei riscontri che oggi il test del Dna è in grado di fornire, la competenza del caso è stata quindi attribuita al tribunale ordinario, e sono serviti a poco il certificato di nascita rilasciato dalla quarta circoscrizione del comune di Parigi (dichiarato inammissibile in quanto prodotto in copia) e il documento d'identità rilasciato al ragazzo dal comune di Albignasego, che a sua volta aveva provveduto alle opportune verifiche con le autorità francesi.

Per confermare la competenza del tribunale dei minori, l'avvocato David Russo, che assiste il minore Remi Nikolić, ha richiesto e ottenuto che si procedesse ad un test del Dna per verificare gli effettivi legami di parentela tra le persone coinvolte nella vicenda. Dai risultati delle analisi forensi effettuate dalla sezione dipartimentale di Medicina Legale dell'Università degli studi di Milano, il ragazzo arrestato risulta figlio della signora Nikolić con una probabilità del 99,999% il che dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio che è proprio lui quel ragazzo nato a Parigi "domenica quindici maggio 1994, alle ore ventuno e trentacinque minuti, in rue D'Arcole n.2" e registrato dalle autorità francesi diciassette anni e nove mesi fa come figlio di Snežana Nikolić. Anche il legame di paternità risulta confermato dalle analisi con valori che "consentono di ritenere i rapporti di maternità, paternità e genitura come praticamente provati". Le prove sono state presentate nel corso dell'udienza che si e’ svolta il 15 febbraio presso il tribunale del riesame di Milano, dove David Russo, l'avvocato del ragazzo, ha invocato ancora una volta la competenza del tribunale dei minori per questo caso.

"Siamo ben consapevoli che è stata stroncata una vita umana - ha dichiarato l'avvocato Russo - e non possiamo che essere vicini al dolore dei familiari. Ma quello che chiediamo è che venga fatta giustizia, e non possiamo condannare questo ragazzo se prima la giustizia non accerta chi è e quanti anni ha. E' prioritario effettuare questo accertamento - prosegue Russo - perché c'è il rischio che tutti gli atti processuali raccolti finora possano essere considerati nulli in quanto prodotti da un tribunale incompetente".

TESTO: Carlo Gubitosa per l'agenzia Redattore sociale

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