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Profughi libici: respinti

Come previsto, alla maggior parte dei profughi dal nord Africa arrivati durante la “primavera araba”, l’Italia non sta riconoscendo alcuna forma di protezione giuridica internazionale. Nel 2011 le richieste d’asilo sono state 33.576. Delle 24.233 esaminate, 10.520 hanno avuto esito negativo. L’asilo politico è stato invece concesso solo a 1.959 profughi, la protezione sussidiaria a 2.460 migranti e a poco più di 5mila quella umanitaria. I dati sono stati resi noti dal prefetto Angela Pria, capo dipartimento per le libertà civili e immigrazione del ministero dell’Interno, intervenuta al convegno “Libia: i migranti a un anno dalla crisi” organizzato a Milano da Ispi e Cesvi. “Rimane una grande incertezza sul loro destino – sottolinea Laura Boldrini, portavoce di Unhcr Italia -. Chi ha ricevuto il diniego sta facendo ricorso ma certo dobbiamo chiederci come risolvere il problema di chi resterà senza alcun tipo di permesso di soggiorno”.

Una parte dei profughi in Italia viene assistita tramite lo Sprar, il sistema di protezione per richiedenti asilo, che coinvolge soprattutto i Comuni (rileggi l’inchiesta pubblicata sul n°026 di Terre, “Vacanze forzate”). Il ministero dell’Interno ha intenzione di triplicare i posti del sistema Sprar, per l’accoglienza dei rifugiati: dagli attuali 3.100 fino a circa 10mila. “Occorrono però 120 milioni di euro, che in tempi di tagli non è semplice trovare”, ha affermato il prefetto.

Sono circa 1.500 i profughi partiti nel 2011 dalla Libia e scomparsi nel Mediterraneo, ricorda Laura Boldrini. Anche se Tv e giornali italiani erano concentrati su Lampedusa, il flusso di persone che fuggivano dalla Libia è stato soprattutto verso i Paesi confinanti. “Dalla Libia sono fuggiti 1,3 milioni di persone, soprattutto somali ed eritrei, e sono andati in Egitto e Tunisia per tornare nei loro Paesi -afferma Laura Boldrini-. Sono stati invece 28 mila quelli che hanno cercato di raggiungere l’Italia”.

Foto: Luana Monte
Testo: Dario Paladini, per Redattore Sociale

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