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I tunisini scomparsi
Manifestazione il 14 gennaio a Milano per chiedere alle autorità di aiutare circa 600 di famiglie a ritrovare i loro parenti sbarcati nei mesi scorsi in Italia e di cui non sanno più nulla.

"Chi ha raggiunto la sponda nord del mare?": è con questa domanda che il 14 gennaio 2012 la comunità tunisina di Milano sfilerà (partenza ore 10) dal consolato della Tunisia (in viale Bianca Maria 8) alla Prefettura (c.so Monforte). Una manifestazione per chiedere alle autorità dei due Paesi di aiutare circa 600 di famiglie a ritrovare i loro parenti sbarcati nei mesi scorsi in Italia e di cui non sanno più nulla. La manifestazione è organizzata dall'associazione dei tunisini in Italia "Pontes". "Le carte d'identità tunisine sono tutte con le impronte digitali -spiega Ouejdane Mejri, presidente di Pontes-. E quando si entra nei centri di accoglienza (Cara o Cie, ndr) vengono rilevate le impronte digitali. Basterebbe incrociare i dati per capire chi è arrivato in Italia e dove si trova".

Potrà sembrare strano, ma molti dei giovani tunisini arrivati in Italia non sono ancora riusciti ad avvisare le loro famiglie. Forse molti non hanno fornito le loro vere generalità per non essere rispediti a casa. Chi è tunisino infatti difficilmente può ottenere l'asilo politico. "Noi ne stiamo cercando almeno 250 che ci sono stati segnalati dai loro genitori angosciati", racconta Ouejdane Mejri.

"Chi ha raggiunto la sponda nord del mare?" è lo slogan della campagna lanciata nei mesi scorsi da Pontes (www.pontes.it) per raccogliere tutti i video trasmessi dalle televisioni o circolanti su Internet per poi farli vedere ai parenti rimasti nel Paese nord africano. "15 famiglie hanno riconosciuto un loro figlio o fratello in quei filmati -sottolinea Ouejdane Mejri-. Quindi sanno che sono vivi, ma non sanno dove sono finiti, in quale centro sono rinchiusi. Vogliamo anche capire perché non viene loro permesso di telefonare e per quale motivo non riescono a comunicare con le famiglie. Purtroppo le autorità italiane non ci stanno aiutando".


Testo: Dario Paladini
Foto: Corriere.it 

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