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Call center a quattro stelle
TdM 029, novembre 2011 / Asilo nido, maternità pagata e contratti a tempo indeterminato: in Italia ce lo sognamo.

Le principali compagnie telefoniche o di indagini statistiche non vogliono farlo sapere, ma ormai buona parte delle chiamate in cui ci offrono un prodotto o ci chiedono un'opinione arriva dall'estero. Dopo calzaturifici e aziende manifatturiere, anche i call center si stanno trasferendo: innanzitutto in Albania, ma anche in Romania, Tunisia e Turchia. Paesi in cui molti giovani parlano italiano, grazie alla nostra Tivù che hanno visto fin da piccoli. A chiamare l'Italia sono soprattutto studentesse universitarie, per le quali il lavoro nei call center è un'opportunità da non perdere: guadagnano da 1,5 ai 2,5 euro all'ora, per un totale che va dai 150 ai 450 euro al mese. Non male visto che lo stipendio medio di un dipendente statale è di circa 200 euro. È quanto rivela l'inchiesta di Terre di mezzo - street magazine di novembre (www.terre.it), dal titolo "Albania chiama Italia", realizzata da Stefania Prandi. A Tirana ha incontrato i giovani operatori e a Scutari (nord del Paese) ha visitato uno dei call center, gestito da un "immigrato" calabrese.

La delocalizzazione dei call center è iniziata cinque anni fa, non è illegale ma le imprese italiane preferiscono non farlo sapere ai loro clienti per una questione di immagine. E così le operatrici dicono di chiamare da Milano o Roma e se qualche cliente si insospettisce e chiede che tempo fa, "rispondono consultando velocemente Google", scrive Stefania Prandi. Telecom, Wind, Infostrada, Doxa, Sara Assistance: sono solo alcune delle società per cui hanno lavorato i giovani intervistati. E non sempre l'Italia che incontrano via telefono è esaltante: c'è chi vuole il numero di Berlusconi o di Corona per insultarli o per chiedere loro un favore, chi fa il cascamorto con la telefonista e la invita a cena, ma finisce solo per stipulare un nuovo contratto.

L'altra faccia della medaglia è la perdita di posti di lavoro nei call center italiani. Secondo il Sindacato dei lavoratori della comunicazione della Cgil, lo spostamento delle commesse all'estero da parte di Wind, Tim, H3g, Vodafone, Telecom, Fastweb, Sky e Alitalia ha portato alla perdita di 9 mila posti di lavoro, dal settembre 2009 ad oggi. E altri 13 mila sono a rischio.

 

Testo: Dario Paladini, per Redattore Sociale

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