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Manifestazione per i diritti nei Centri di espulsione
"LasciateCie entrare": a Milano, politici e giornalisti bussano alle porte (blindate) del Centro di via Corelli. Per denunciare e tenere viva l'attenzione sulla situazione dei CIE in Italia. Ecco il video con le testimonianze.

MILANO - Sono 94, tutti uomini, gli immigrati irregolari detenuti nel Cie di via Corelli, a Milano. Per 4 di loro stava per scoccare la fine del sesto mese di detenzione (che significava ritornare in libertà) proprio pochi giorni prima del 16 giugno, data in cui il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha deciso di prorogare la detenzione da sei a 18 mesi. Siccome la norma è retroattiva, cioè entra in vigore anche per chi già stava nei centri, anche queste 4 persone rischiano di dover restare per 18 mesi in via Corelli. "Questa è una violazione della legge italiana", ammonisce l'onorevole Pd, Jean Leonard Touadi, tra le 40 persone che ieri hanno chiesto di entrare al Centro di via Corelli in occasione di "LasciateCie entrare", la manifestazione promossa da Ordine dei giornalisti e Fnsi e organizzata da Arci con il sostegno della rete "Immigrati autorganizzati" e l'appoggio della Camera di commercio.

Non appena la delegazione di parlamentari e consiglieri regionali (con l'aggiunta dell'assessore comunale al Welfare Pierfrancesco Majorino, in un primo tempo bloccato all'ingresso) ha varcato la soglia del centro, si è formato un assembramento di detenuti attorno al gruppo, ognuno con la sua storia da raccontare. Ciò che stupisce Chiara Cremonesi, consigliere regionale Sel, è che avevano in mano i loro documenti d'identità:"Non c'è una reale volontà di identificazione. Dal Cie si giustificano dicendo che nonostante il documento si tratta di persone che vanno espulse perché prive di permesso di soggiorno, e che i consolati sono lenti nel provvedere".

Aumentano i casi di autolesionismo e di tentati suicidi, l'ultimo proprio ieri notte. "Un'impennata che si è registrata nel corso delle ultime due settimane -spiega Chiara Cremonesi- legata alla decisione di prolungare la detenzione da 6 a 18 mesi". Perché lo fanno? "Sono venuti a sapere che qualcuno, dopo essersi ferito, era stato graziato- risponde il consigliere regionale Sel Giulio Cavalli- non si sa in base a quale principio". "Mi chiedo come abbiamo fatto a lasciare che questo diventasse possibile", commenta.

"La violazione più grave sta nel mancato diritto di difesa: qua dentro nessuno sa cosa gli stia succedendo" aggiunge Giulio Cavalli, anche lui consigliere regionale di Sel. La vicenda più incredibile riguarda un uomo rumeno, rinchiuso da mesi nel centro. "Ha tre bambini nati tutti in Sardegna e dice che pagherebbe il viaggio per andarsene coi suoi soldi se solo lo lasciassero uscire", racconta Giulio Cavalli. Il consigliere regionale Sel assicura che farà le verifiche necessarie per capire come mai questa persona si ritrova detenuto in un centro d'espulsione, nonostante sia comunitario. Uno dei numerosi aspetti su cui è necessario fare luce, rimasto oscuro in virtù della direttiva del ministero dell'Interno 1305, datata primo aprile 2011: un giro di vite che ha limitato l'accesso ai Cie solo a pochissime ong internazionali, oltre a Croce Rossa, Caritas e gli altri enti che hanno convenzioni aperte con il Viminale.

 

(Scarica il video e leggi le dichiarazioni e i racconti dei manifestanti).

 

Testo e riprese: Lorenzo Bagnoli, per Redattore sociale

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