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La protesta dei Giovani Musulmani
Dura critica del movimento al premier Silvio Berlusconi, che ha "sistematicamente insultato i cittadini di fede islamica". Condanna anche per "le parole ingiuriose nei confronti dei rom".

Giovani musulmani d'Italia condannano le parole del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi "che negli ultimi interventi ha sistematicamente insultato i cittadini di fede islamica, denigrando e collocando l'Islam nel novero dei problemi". Nei suoi messaggi televisivi, il premier Berlusconi ha più volte richiamato il rischio che in caso di vittoria di Giuliano Pisapia al ballottaggio, Milano possa diventare "una città islamica". I toni della campagna elettorale sia a Milano che a Napoli "hanno evidenziato che il degrado della discussione politica ha superato il limite della decenza". I Giovani musulmani condannano anche "le parole ingiuriose pronunciate nei confronti dei Rom".

"Le parole del Presidente del Consiglio sono molto gravi, perché siamo cittadini italiani e abbiamo gli stessi diritti degli altri -interviene Davide Piccardo presidente del comitato Musulmani per Pisapia-. C'è anche da dire che non si è sollevato un coro di proteste nella società italiana contro queste dichiarazioni. Noi però non ci rassegniamo ad essere un capro espiatorio".
Il gruppo, che conta una cinquantina di aderenti, ha organizzato per mercoledì 25 maggio (alle ore 18) una manifestazione che partirà da piazza San Babila e si concluderà in piazza Castello. "È un comitato nato tre mesi perché riteniamo sia il candidato più vicino alle nostre esigenze e diritti", aggiunge Davide Piccardo.
"L'iniziativa acquisisce un valore particolare perché i musulmani, così come i rom, in questi giorni sono vittime di attacchi violenti e discriminatori da parte del centro destra. Vestiremo qualcosa di arancione, magari anche il velo, e distribuiremo volantini per invitare le persone a dare fiducia al cambiamento".
Sul no alla moschea ripetuta anche dalla Moratti: "Milano ha bisogno di un sindaco che garantisca i diritti di tutti. La possibilità di pregare in un luogo di culto è un diritto di tutti, che siano musulmani, ebrei o cristiani. Questo diremo mentre cammineremo nel centro della città."

"Demonizzare un'intera categoria di persone mi sembra un modo irresponsabile di fare politica -commenta Paolo Branca, docente di lingua e cultura araba all'università Cattolica di Milano-. Procacciarsi dei voti facendo leva sulla paura non ci aiuta a guardare a medio-lungo termine". Un comportamento che si inserisce all'interno di una realtà che non valorizza "le molte energie di giovani nati e cresciuti in Italia, che si impegnano nella nostra società -commenta Branca-. Energie e risorse che invece sarebbero utili per il nostro futuro".

Un tessuto di idee e di progetti che cresce in silenzio ("una foresta che cresce, fa molto meno rumore di un albero che cade", commenta Branca) come ad esempio l'esperienza di "Yalla Italia!", nato nel 2006 come inserto mensile del settimanale "Vita", scritto da giovani di seconda generazione per la maggior parte di fede islamica. "Ma con noi in redazione ci sono anche due giovani copti egiziani", puntualizza Branca. Entro metà giugno, "Yalla Italia!" avrà vita autonoma come testata online.

Scritto da Ilaria Sesana per l'agenzia Redattore sociale

 

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