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Risorgere dal carcere
Non fanno notizia perché non tornano a delinquere, ma in Italia migliaia di persone si ricostruiscono una vita dopo la detenzione.

A fine 2010 oltre diecimila detenuti hanno finito di scontare la propria pena e sono tornati liberi nella società. Spesso si tratta di ombre, persone di cui si perdono le tracce, a meno che non finiscano di nuovo nelle maglie della giustizia. In molti, però, ce la fanno a rimettersi in piedi, con l'aiuto del volontariato, della famiglia, con la determinazione di non voler sbagliare più. Sono questi i nomi e i volti di chi non fa notizia, ma convive ogni giorno con un passato che non si può cancellare e con un futuro incerto. Paola, Nicola, Giuliano, Salvatore, Paolo sono tutti ex detenuti, con storie diverse ma un trascorso comune: persone che sono e si sentono reinserite e che hanno accettato di raccontare come sono riuscite a ricostruirsi una vita. La loro carcerazione l'hanno trascorsa chi a Padova, chi a Rovigo e chi a Venezia, dove hanno trovato un sostegno nella rete di associazioni che gravita intorno al mondo della detenzione. Ed è proprio grazie all'associazionismo che, in molti casi, si riesce a restare a galla.

"Una volta usciti dal carcere è possibile ricominciare - riflette Ornella Favero di Ristretti Orizzonti -. Certo è difficile, nessuno sottovaluta difficoltà e rischi. Ma ho visto molte persone riuscire a trovare un equilibrio fuori". Secondo Favero per imboccare la strada del reinserimento è fondamentale non cancellare il carcere dalle proprie vite: "Alcuni sono spariti e queste secondo me sono le persone più a rischio. Il periodo della carcerazione rappresenta un pezzo di vita importante e deve anche un po' restare come monito per la persona, uno stimolo per non sbagliare. In base alla mia esperienza posso dire che le persone con percorsi di reinserimento interessanti si sono riavvicinate al carcere". La direttrice di Ristretti è anche consapevole che senza accompagnamento un processo di recupero rischia il fallimento: "La cosa peggiore è lasciare la persona sola". E aggiunge: "I percorsi che funzionano di più sono quelli graduali, che iniziano già dentro il carcere e che prevedono anche un riavvicinamento alla famiglia". 

Per Livio Ferrari, presidente del Centro francescano d'ascolto di Rovigo, "la condizione essenziale per il reinserimento è il lavoro: se una persona non trova risposte nella normalità difficilmente riuscirà a tornare nella legalità". Uno stimolo, in questo, può venire anche dal contatto e dal buon esempio delle altre persone: "Fuori dal carcere, stando gomito a gomito tutto il giorno con chi vive una quotidianità a volte anche dolorosa, queste persone spesso ritrovano il passo, ricominciano a camminare nella vita di tutti i giorni, non cercando facili scorciatoie: la gente comune dà il buon esempio, aiuta a trovare un senso di normalità".

Copyright: agenzia Redattore sociale

 

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