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Non si specula sulla fame
A Milano un appello della società civile ai candidati sindaco per chiedere un impegno concreto: non acquistare i titoli derivati legati al cibo.

Un appello ai candidati sindaco di Milano per chiedere loro una forte presa di posizione dal punto di vista etico: sottoscrivere un codice di condotta che impegni l'amministrazione a non speculare sulla fame. Ovvero a non acquistare titoli derivati legati al cibo. E' l'appello lanciato oggi dai promotori della campagna "Sulla fame non si specula" promossa da un gruppo di figure rappresentative della società civile milanese in collaborazione con importanti sigle del non profit come Vita, ActionAid international, Pime e Acli. 
"Nella finanza di oggi anche un'alluvione o una siccità prolungata in una certa regione del mondo si possono trasformare in un'opportunità per guadagnare sul mercato finanziario - si legge nel testo dell'appello - con rendimenti che possono essere anche del 50 o del 100 per cento". Per guadagnare è sufficiente investire in titoli derivati  che "derivano" cioè il loro rendimento dall'andamento dei prezzi dei prodotti agricoli sui mercati internazionali. Si tratta di titoli che costituiscono delle vere e proprie scommesse: si punta sull'aumento dei prezzi del cibo, se la previsione si avvera (e migliaia di persone restano senza cibo) si guadagna.
 
"Da tutti dovrebbe essere considerato moralmente ingiusto guadagnare denaro sulla fame delle persone", scrivono i firmatari dell'appello. Chi paga le conseguenze di questo gioco sono i tre miliardi di persone che vivono con meno di due dollari al giorno e non possono più permettersi il pane necessario. Così la cifra di un miliardo di persone malnutrite rischia di crescere ulteriormente, in un mondo che potrebbe sfamare 11 miliardi di persone.
Operazioni che però vengono condotte quotidianamente nelle borse di New York, Chicago, Milano. "La speculazione sta avvenendo ora e non si può restare a guardare -si legge nel testo-. Soprattutto in una città come Milano, grande piazza finanziaria europea dove i titoli derivati legai ai prezzi alimentari sono scambiati ogni giorno". Da qui l'urgenza di lanciare un appello ai candidati sindaco della città che ospiterà l'Expo 2015.
 
La campagna "Sulla fame non si specula" chiede di sottoscrivere un codice di condotta che impegna l'amministrazione a non acquistare più titoli derivati dal cibo e a promuovere nel percorso verso l'Expo (non a caso intitolato "Nutrire il pianeta, energia per la vita") un appuntamenti internazionale, che serva da occasione per una riflessione pubblica sul tema della speculazione finanziaria sui beni alimentari. "Un'idea potrebbe essere la creazione di un Osservatorio sui prezzi dei beni alimentari in vista dell'Expo", propongono. 


Tra i primi firmatari dell'appello: gli economisti Riccardo Moro, Marco Vitale e Loretta Napoleoni, Carlin Petrini, fondatore "Slow Food"; Riccardo Bonacina, presidente gruppo editoriale VITA, don Virginio Colmegna, presidente Casa della Carità; Gerolamo Fazzini, direttore "Mondo e Missione"; Giulio Albanese e padre Kizito Sesana; Gian Paolo Gualzetti, direttore Centro Pime di Milano; Marco De Ponte, presidente Action Aid Italia; Simona Beretta, Alta scuola di economia e relazioni internazionali - Università Cattolica di Milano; Gianni Bottalici, presidente Acli Milano, Monza e Brianza; Miriam Giovenzana, direttrice "Terre di Mezzo" e "Fa la cosa giusta". 

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